Per ricevere gli aggiornamenti:

domenica 24 novembre 2013

Muri di carta velina

Il post di oggi sarà breve, sia perché il tempo è merce rara di questi giorni (non per pigrizia, è che è un periodo pieno di pasticci, senza scendere nei dettagli, ho alcuni cari che stanno poco bene) sia perché non c'è tanto da dire, poche parole ma, spero, molto pesanti.

La riflessione mi è venuta guardando questo video:



Ci sono momenti in cui capisci che certi linguaggi sono universali.
Certi messaggi non hanno bisogno di parole, stanno nei volti sorridenti, negli sguardi, nelle emozioni di chi li ascolta, guarda, vive.
Tutto ciò senza volgarità o donne nude o altri biechi trucchetti.
Perché quando un messaggio è forte, sfonda il muro dell'indifferenza come fosse carta velina.

Ho finito, per oggi.
Leggi tutto...

giovedì 14 novembre 2013

Dalla parte delle donne: tecnologie antistupro, no grazie!

Buongiorno a tutti, ho scritto questo post a spizzichi e bocconi, negli scorci di pausa tra una tranche di lavoro e un'altra. Di questi tempi ho pochissimo tempo libero e devo produrre per le mie passioni e i miei interessi nei ritagli di tempo (a dire il vero succede sempre, ma fingere che abbiamo delle vite non eccessivamente piene aiuta a sentirsi più liberi).
Se siete incazzati e sul piede di guerra per il titolo del post, sappiate che nasconde un'insidia, quindi non giudicatemi prima di aver finito di leggere l'articolo. Ragionate sulle mie parole e poi, se ancora vorrete, potrete insultarmi, non modererò nessun eventuale commento in cui me ne canterete di ogni.

Comunque, ora cerco di convincere il mio cane che  potrebbe anche lasciarmi uno dei tre posti del mio divano e vi scrivo il post (poi vi metto una foto, così capite che non è possibile che un cane così occupi tutto il divano, ma tant'è, lui ce la fa. Superpoteri.)

Leggo un articolo entusiasta: "Mutande antistupro, possono essere tolte solo da chi le indossa grazie a una speciale cintura apribile solo dal possessore".
Vi lascio un minuto per riflettere da soli.

Io l'epilogo di un eventuale stupro NON me lo immagino così:
- cavoli, signorina, ho qualche problema a sfilarle l'intimo.
- eh, lo so, senza offendere ma è fatto apposta per non farmi stuprare.
- ah, dannazione, allora mi sa che per oggi niente stupro, eh?
- eh, mi sa anche a me. Grazie comunque per averci provato, molto gentile.
- ma grazie a lei. Dai, non disperi, sarà per la prossima volta.
E lo stupratore che se ne va un po'sconsolato.

Io credo che sarebbe più simile a:
Lui che la prende per il collo o le punta addosso un'arma improvvisata e le intima di levarselo, altrimenti le taglia la gola. E lei che, se vuole riportare a casa la pelle, è obbligata ad assecondarlo.
Quindi non solo si avrà comunque lo stupro (bel risultato, mutande antistupro!) ma avremo anche una nuovissima serie di violenze fisiche e psicologiche sulla vittima.

Ma certa gente che cosa cazzo ha nella testa?
Un ragionamento del genere funziona con i caveau delle banche ma solo perché chi può aprirli NON è mai vicino alla banca, a meno di una massiccia presenza di polizia. E comunque le banche sono assicurate, si parla sempre e solo di soldi. Glieli rubano e l'assicurazione glieli rinfonde.
In ogni caso, anche con le precauzioni del caso, non è che la gente non le rapini più le banche.

Ma a una vittima di stupro chi rinfonde la sicurezza, la voglia di uscire e avere contatti col mondo, le ore di sonno che perderà negli anni, eccetera (le conseguenze sono tante e sono pesanti)?
Ci sono cose che con i soldi non si sistemano.

E, presunti inventori, smettetela di cercare di peggiorare situazioni già abbastanza gravi di loro. Per favore.
O inventate un dispositivo INVISIBILE che stordisca lo stupratore (o che lo uccida, crepi l'avarizia).
Anzi, meglio che lo uccida, perché tanto in galera non ci andrebbe e, come minimo, poi andrebbe a cercare la ragazza in questione e renderebbe la sua intera vita un inferno.
Sì, meglio che lo uccida.

E no grazie alle attuali buoniste tecnologie antistupro.
Se bisogna fare una cosa, che la si faccia bene

Solo un'ultima cosa:
ragazze care, se mai dovessero inventare un aggeggio del genere, ricordatevi di toglierlo/spegnerlo prima di andare a letto con i vostri amati.
Avete presente quelli che vi portano in palmo di mano e si prenderebbero una coltellata per voi?
Ecco, il fatto che morirebbero per voi non implica che lo debbano per forza fare anche laddove non ce ne fosse bisogno.
Quindi, per favore, un po'di attenzione.

Lo dico perché io rientro in questa categoria e, so che sembra strano detto al giorno d'oggi, tutti sono sempre a lamentarsi che va tutto di schifo e che la vita non vale niente e bla bla bla... ma io sono MOLTO attaccato alla vita.

Ah, dimenticavo, il mio cane-occupadivano è questo:

Jolly, campione del mondo di combattimento contro cumuli di foglie cadute.
Qui appena sveglio stamattina. Notare l'occhio socchiuso e l'orecchio piegato.

Leggi tutto...

venerdì 8 novembre 2013

il mio... TESSSSSOROOOOOOO...

Ciao a tutti, ragazzi, ragazze, uomini, donne, bambini e bambine. Un ciao anche ai cani che mi piacciono sempre molto più delle persone, peccato non sappiano leggere, credo.
Una volta ho trovato il mio cane che sfogliava un libro, prendeva le pagine tra le zampe e poi le strappava con i denti, le masticava un po'e poi le sputava.
Già allora avrei dovuto capire in che condizioni versasse il mondo dell'editoria.
D'altronde, lo sappiamo tutti, gli animali certe cose le sentono.

L'argomento di oggi è: cosa devo fare per diventare uno/a scrittore/rice di successo, oggi?
"EVVIVA" direte voi, finalmente un argomento interessante e utile.
Spegnete i vostri entusiasmi, quello che vi dirò NON vi piacerà. Almeno non a quelli di voi cui piace sognare (tra cui ci sono anche io, e infatti questo discorso non piace nemmeno a me).

Trattando questo argomento è, come al solito, necessario fare alcune premesse di stampo editoriale, perché senza avere un'idea di come funga l'editoria, difficilmente vi potrete attrezzare per diventarne parte (a meno di strane congiunture/congetture astrali tipo il Sole nella costellazione del culo sfrenato in trigono con la Vergine e, a Dio piacendo, schivando il Cancro).

Nella seguente parte, ci sono delle generalizzazioni necessarie per non far diventare questo post lungo 800km, sappiate che le eccezioni al discorso esistono, anche se rare e, spesso, destinate a chiudere i battenti (purtroppo).
Prima grande verità: scordatevi la visione romantica dell'editore che vi legge, gli piace il vostro stile, vi offre un contratto e venderete milioni di copie.
E niente reticenze, sono sincero: SCORDATEVELO!
Seconda grande verità: gli editori sono dei venditori. Il loro mestiere è produrre e vendere libri, non importa se a degli inuit analfabeti o a un branco di dugonghi spiaggiati.
Se non si vende, l'ingranaggio si inceppa e tanti auguri ("bum, a chi tanti amanti ha", possibilmente ricchi e potenti, così, anche se i vostri libri non vendono, voi sopravvivete comunque in modo decoroso).
Ovvio che nel "produrre" ci stanno diversi passaggi (selezione, correzione bozze, editing, impaginazione, copertina, promozione, e bla bla bla), non me ne vogliano gli editori che non sono solo dei venditori.
Resta fisso il fatto che una casa editrice è un'azienda e quindi ha il fisiologico bisogno di conseguire un risultato economico.
Terza grande verità: per la maggior parte degli editori (ricordo che esistono le eccezioni), il risultato economico ha assunto un'importanza schiacciante rispetto a tutti gli altri. Su questo ultimo punto c'è poco da fare discorsi, l'economia si appropria di fette sempre più grandi dei filtri attraverso cui osserviamo e interpretiamo la realtà e, soprattutto, i risultati.
E lo dico da economista, so bene ciò di cui parlo, è una congiura silenziosa che miete vittime tutti i santi giorni ma nessuno pare notarlo o avere intenzione di fare qualcosa. Ma è un altro discorso che, magari, affronteremo in un altro post.

Assodato che la performance economica sta alla base del punto di vista di molti editori, torniamo al punto centrale della discussione: COSA CAVOLO DEVO FARE PER DIVENTARE UNO SCRITTORE AFFERMATO?
Il meccanismo è di semplice comprensione, di meno semplice attuazione. Ci arriveremo tra poco, giusto il tempo di chiarire un paio di passaggi molto rilevanti.

Un aspetto su cui riflettere è che, una volta, gli editori erano coloro che potevano veicolare un contenuto (romanzo, libro, saggio, eccetera) verso il pubblico. Quindi gli editori erano coloro che avevano in mano l'utenza finale e la loro necessità era quella di trovare tra i potenziali autori, quelli che gli avrebbero fornito i contenuti da inoltrare al loro pubblico.
Quindi l'equilibrio era composto da una parte dagli editori che avevano i mezzi economici e una buona stretta sull'utenza, dall'altra parte dagli autori che erano i produttori dei contenuti, dei messaggi. Quindi il rapporto tra autore ed editore era "io autore fornisco a te editore materiale da vendere, tu pensi a tutto e io alla fine mi prendo la mia (bassa) percentuale sul prezzo di copertina e più si vende più siamo felici (tu editore più di me scrittore, ma comunque tutti e due ce la passiamo mica male)".
Oggi questo equilibrio è cambiato, radicalmente.
Gli editori NON hanno più in mano il pubblico, il marketing e lo studio della filiera della produzione di beni e servizi ci hanno insegnato che il pubblico non serve averlo in mano, bisogna lasciarlo "libero di scegliere", perché all'utente piace credere di prendere le decisioni, quindi io editore cosa faccio per vendere? Cerco il monopolio o comunque una fetta consistente di controllo sulle scelte che l'utente può prendere, tipo "tu scegli quello che vuoi... ma rigorosamente tra le alternative che io ti metto davanti".
Questo, a lato pratico, in cosa si traduce? Nella ricerca del controllo sulla distribuzione.
Dal lato autori, la musica è parecchio cambiata con l'era di internet, ora a tutti (purtroppo in modo indiscriminato) è stata data l'opportunità di esprimere la propria opinione, di rigurgitare in quel grande calderone che è la Rete opinioni e punti di vista. La possibilità di andare a colpire le persone, ottenersi da soli il proprio seguito.
Quindi, oggi, l'equilibrio tra autore ed editore è cambiato in questo senso: io editore ho i mezzi economici per produrre e per distribuire i contenuti, metterli davanti alle persone, io autore invece ho i contenuti (meno preziosi di prima, in quanto tutti abbiamo i mezzi per produrre contenuti e quindi buonanotte, è come cercare pepite nel corso di un fiume, in mezzo a ciottoli senza valore) e, punto importante del discorso, ho un seguito che apprezza già il mio lavoro.

Ora, cerchiamo di mettere assieme tutto quanto detto finora.
L'editore è interessato al profitto, il profitto si ottiene incrementando gli introiti e diminuendo i costi (banale). L'editore può distribuire i libri e "legittimare" il lavoro di un autore (che se è edito, allora varrà qualcosa).
Quindi, cosa cerca l'editore in un autore? Che poi è la stessa cosa di dire "cosa ci vuole per diventare 'famosi'?"
Cerca, prima di tutto un modo per ridurre le spese e aumentare i profitti.
Quindi cerca autori che abbiano già un buon seguito, perché per l'editore questo significa risparmiare sulle spese di marketing e partire da una base di vendite certe. Un bel bottino.
Cerca autori che siano anche un po' personaggi, perché mettendoli davanti a una telecamera sappiano dire qualcosa, intrattenere e farsi apprezzare, perché bisogna pensare all'engagement, a creare non solo un pubblico numeroso, ma un pubblico che guarda l'autore e si sente parte di qualcosa.
Tutto ciò perché è bello?
NO.
Tutto ciò perché fa vendere più libri E perché, a parità di risultato, diminuisce le spese di marketing.

(Dal punto di vista dell'autore, invece, si fa così perché è bello o, almeno, io lo faccio perché mi piace che i miei lettori siano parte di ciò che faccio, in fin dei conti scrivo per loro, ma anche questo è un altro discorso. Ricordate all'inizio che vi ho detto di mettere da parte i sogni in tonalità pastello? Ecco, io non lo sto facendo ma, comunque, io non ho mai detto di fare quello che faccio io... e, come diceva De André, "la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio". La parte del cattivo esempio l'ha scritta palesemente per me... XD )

I più attenti avranno notato che, dove una volta l'autore si rivolgeva all'editore per avere un pubblico, ora succede esattamente il contrario, è l'editore che si rivolge all'autore per avere un pubblico. 
Questo semplice punto ricordatelo perché sarà spunto di riflessione in futuro, l'argomento non finisce certo qui.

Ora, quello che ho descritto è un processo ancora in atto, non è ancora concluso , anche se molti aspetti si cominciano a vedere con una certa frequenza.
Io vi ho dato un indicazione di massima di dove, secondo me, si sta andando.

La chiave sta nel rendersi appetibili, nel far sì che gli editori ci guardino e vedano in noi delle chance di fare dei soldi, di rendere florido il ciclo economico della loro attività.

Insomma, un editore deve guardarvi e, pensando all'evenienza che un altro editore possa contattarvi (mungervi/sfruttarvi/consimili) prima di lui, deve tirar fuori gli artigli e strillare...
IL MIO TESSSSSOROOOOO!!!


Leggi tutto...

sabato 2 novembre 2013

Meccanismi esplosivi

Oggi parliamo di generi letterari. Il discorso sarà breve o, almeno, non ho la iniziale intenzione di trattarlo in maniera dispersiva ma, si sa, questi scrittori a volte si fanno prendere la mano e si perdono in inutili bla bla bla, convinti che alla gente interessi sentire quello che hanno da dire. (ecco, per esempio, tre righe sprecate che nel frattempo sono diventate quattro, per dire qualcosa di davvero inutile, cinque, dai, ora comincio, prima di sforare nella sei.)

Dicevamo: generi letterari
Cosa sono i generi?
Senza rifarci a wikipedia e rimanendo su concetti spicci, i generi altro non sono che categorie di scritti con elementi comuni e ricorrenti, siano essi di forma, di contenuti, di ambientazione o di approccio.
Esempi di generi sono horror, fantascienza, giallo, thriller, fantasy, eccetera.

Ora, cominciamo la vera riflessione.
A cosa servono i generi?
La risposta dipende dal punto di vista.
Dal puro punto di vista dello scrittore, secondo me non servono a niente. Se uno vuole solo scrivere, se ne frega se sta producendo horror o paranormal romance, ha in mente gli elementi della propria storia, ha in mente gli aspetti su cui vuole puntare e bon, scrive. (si spera con un livello di cognizione di causa il più alto possibile)
Dal punto di vista del lettore, invece, sono utili. Qualunque scrittore si è trovato nella situazione in cui, dopo aver detto a qualcuno la fatidica frase "sto scrivendo un libro", tale qualcuno risponde circa "ah, che bello, ma che tipo di libro?".
Ora, lo scrittore può dare una risposta come: "Ma, sai, è la storia bla bla bla di una ragazza bla bla bla in un'ambientazione bla bla bla, poi c'è un personaggio bla bla bla che fa bla bla bla nel bla bla bla del bla bla bla. Scritto in uno stile bla bla bla, con richiami a Tizio, Caio e Sempronio (mi ha sempre fatto ridere Sempronio), con un'eco (sì, in italiano la parola eco è femminile, traumatico, vero?) del secondo Pinco Pallino e altri bla bla bla infiniti". N.B. una risposta di questo tipo, a meno che non sia esplicitamente richiesta in OGNI sua componente (inteso una richiesta esplicita per ogni parte) è soporifera, stimola la diuresi e oltre a tanta plin plin, provoca improvvisi attacchi di tanta plom plom, cosa che voi scrittori non volete.
OPPURE, tale autore può rispondere: "è un romanzo di genere fantasy con diversi elementi horror e da B-movie. La storia di Sempronio Svensson (ok, ho deciso che lo userò in un prossimo scritto, promesso), artificiere svedese cassintegrato con un talento per sbagliare le scelte 50-50, che combatte contro dei malvagi alieni samurai". (questa storia s'ha da scrivere)
In una frase del genere, l'interlocutore sentirà SOLO le seguenti parole:
FANTASY e penserà a scene dal signore degli anelli
HORROR e penserà che ci saranno scene che fanno paura
B-MOVIE (se sa cosa sono) penserà a... non vogliamo saperlo, certi angoli della mente di un amante del genere possono avere effetti disturbanti sulla psiche.
MALVAGI+ALIENI+SAMURAI e sbaverà dalla voglia di leggere il vostro romanzo XD
4 concetti in una frase, facile, immediato, sintetico e comprensibile.
Il potenziale lettore ha, in 10 parole, creduto di aver capito di cosa si tratti e può decidere se gli interessi o meno. Facile.
Dal punto di vista dell'editore, servono perché il compito dell'editore è anche quello di comunicare con i lettori per convincerli a comprare i libri che vende, altrimenti nun se magna.

Ma i generi da dove arrivano e dove vanno?
Sul "da dove arrivano" è facile. In un certo momento della storia della letteratura, un certo autore Sempronio (anche lui probabilmente cassintegrato come il nostro amico Svensson) ha scritto un determinato brano con determinate caratteristiche. Quel brano è piaciuto e quindi Sempronio ha scritto ancora, qualcosa di simile, oppure Sempronio ama scrivere cose di quel tipo e quindi ha continuato anche se il brano non se l'è filato nessuno. Fatto sta che, prima o poi, a qualcuno quel brano è piaciuto, magari ha deciso di riproporne tematiche o caratteristiche.  Come lui anche altri, fino a che c'è stato un bello zoccolo duro di autori e lettori appassionati di quelle caratteristiche.
Dopo tot processi del genere, un qualche studioso di letteratura ha detto "dai, partendo da quegli scritti, cerchiamo di desumere e canonizzare le caratteristiche peculiari di tutti questi tipi di orientamenti letterari" eeeeee... magia magia magia... puff... nascono i generi letterari.
Fino a qui va tutto bene, non c'è niente di male.
Però (c'è sempre un però, maledetti però), dobbiamo arrivare al punto "i generi dove vanno?". E sono dolori.
Oggi credo che scrittori e lettori siano un po'schiavi di questa distinzione di generi. Gli scrittori, quando si approcciano a un brano, spesso e volentieri ne decidono il genere a tavolino, prima di cominciare a scrivere. "Oggi scrivo un horror", oppure "oggi scrivo un giallo", vanno a vedersi quali sono le caratteristiche proprie di quel genere e poi ne ricalcano i tratti.
Questa cosa è agghiacciante, soprattutto perché nessuno ci vede nulla di male.
Quando è successo che i generi, che sono un'astrazione, nata A PARTIRE dagli scritti, sono diventati un VINCOLO agli scritti?
Io credo che il discorso sia un po'analogo al razzismo/sessismo/ecceterismo.
Certe categoria hanno dei tratti comuni, è innegabile, i nostri processi di apprendimento e interpretazione della realtà si basano proprio su questo principio.
Vediamo un maschio, ha le palle. Vediamo un altro maschio, anche quello ha le palle. Ne vediamo un terzo, ancora palle. Desumiamo: i maschi hanno le palle. Ok. Fino a qui è davvero tutto ok.
Però (sempre con i però), da qui a dire "TUTTI I MASCHI DEVONO SEMPRE E PER FORZA AVERE LE PALLE" la differenza è abissale. Senza entrare nel merito logico-filosofico della questione o mettersi a parlare dei problemi dell'induttivismo (il tacchino induttivista insegna), sono pronto a scommettere che di maschi che non hanno le palle ognuno di noi ne conosce fin troppi.
(sensi stretti e sensi lati che si mischiano come ingredienti nel bimby).

Quindi, in fin dei conti, trovo che conoscere i generi letterari serva a un autore nel senso che è utile sapere certi lettori a cosa sono potenzialmente interessati, ma in ottica squisitamente manageriale. Ma i generi letterari non devono diventare una prigione, altrimenti si scriveranno solo cose che sono già state fatte, con caratteristiche che, proprio perché note e studiate e codificate, sono per forza qualcosa di già visto. Dove sta l'innovazione? Dove sta il piacere di leggere qualcosa e non sapere già da pagina 1 che cosa ci aspetta?
Ragionate sul fatto che alcuni degli scrittori più affermati del giorno d'oggi hanno costruito la loro fama proprio sul discostarsi da certi canoni e certe logiche editoriali e di marketing.
Martin, che dopo la serie tv di Game of Thrones ha una notorietà infinita, ha preso il principio base del "piano, non facciamo morire i personaggi, che poi magari i lettori si indispettiscono" e ha detto un sonoro "ma vaffanculo" e nei suoi libri muoiono tutti manco stesse scrivendo di Schwarzenegger, ha preso il concetto di "aspetta, non esageriamo con i personaggi, altrimenti il lettore non ti segue" e ha detto anche qui la medesima cosa. Ha detto "io voglio scrivere 50 spy story in una, ma voglio che ci siano i draghi, degli zombie dei ghiacci, sesso a caso, violenza a caso, niente magia che altrimenti poi mi diventa dragon ball e voglio che i miei personaggi mangino bene (sai mai che sia il loro ultimo pasto, le probabilità sono tutt'altro che basse)".
Vedete un genere qui?
DOPO che lui ha scritto, DOPO che è diventato famoso, allora tutti a cercare di affibbiargli un'etichetta, perché così si vende meglio, perché così i lettori possono capire.

Da lettore, dico che gli scritti, secondo me, rientrano in DUE soli generi: quelli fatti bene e quelli fatti male. Rimando al precedente post del blog (lo trovate QUI) per un approfondimento su questo tema.

Per concludere, i meccanismi di cui sopra non sono sbagliati in sé, ma sono strumenti, e gli strumenti non dovrebbero mai diventare i fini, altrimenti fa tutto la fine dell'artificiere Sempronio Svensson quando si trova nel topico momento del "taglio il cavo giallo o il cavo blu?".
Meccanismi esplosivi.



Leggi tutto...

martedì 22 ottobre 2013

E poi dicono che "bisogna avere fiducia"

Buongiorno a tutti, oggi vi tedio con una piccola riflessione, noiosa se vogliamo, sull'editoria. Visto che buona parte del discorso fa un quadro dell'editoria in Italia e di alcuni meccanismi che il lettore medio non conosce, si può tranquillamente saltare e andare all'ultimo paragrafetto (breve) che è la conclusione nonché il punto del discorso. ;)

Premessa: in Italia ci sono una roba tipo ventordicimila editori, di cui una manciata grossi, tutti gli altri piccoli. Ignoriamo quelli grossi, che tanto in Italia possono fare quello che vogliono (anche se di recente...) e focalizziamoci sugli altri.
Dopo quasi 2 anni nel panorama dell'editoria indipendente, mi sono fatto l'idea che di buone penne ce ne siano diverse, ma di grandi penne davvero poche poche (ma proprio, seriamente, poche poche).
Ora, visto che di materiale davvero degno uno scrittore può produrne una certa quantità all'anno (esageriamo senza ritegno, diciamo un romanzo al mese), e mettiamo che le penne davvero degne (esageriamo ancora in modi imbarazzanti) siano cento. abbiamo 1200 romanzi/scritti/raccolte davvero validi/e.
Mettiamo che, poco poco, ogni casa editrice indipendente ne pubblichi uno di questi, abbiamo 1200 case editrici indipendenti che pubblicano roba davvero bella.
Ma le altre ventordicimila meno queste 1200? Rendiamoci conto che pubblicano roba tutto sommato mediocre o carina ma non eccelsa. Tutto ciò quando va bene, diverse pubblicano cose che sono un insulto a scrittori, lettori e altri editori (e su questa frase torniamo a inserire anche i grandi editori).
E tutto ciò, per me, è un triste dato di fatto su cui c'è poco da discutere.

Ma cosa implica tutto ciò?
Mettiamoci per un attimo dalla parte del lettore.
Io lettore voglio comprare un libro, cosa faccio?
Accendo il cervello (spero) e comincio a ragionare:
Voglio un bel libro, cerco un bel libro, vado in libreria e chiedo al libraio di consigliarmi qualcosa direttamente a voce oppure indirettamente cercando tra gli scaffali, tra libri che lui ha "selezionato" per voi in precedenza (e qui abbiamo già fatto saltare per aria la stragrande maggioranza degli editori indipendenti che in libreria sugli scaffali non ci arriva MAI perché la distribuzione è in mano alle grosse case editrici).
Percorso alternativo:
Accendo di più il cervello e accendo il computer. Cerco delle case editrici specializzate nel genere che vorrei leggere, spulcio le copertine, leggo qualche recensione di qualche sito/blog (vatti a fidare), cerco qualche informazione sull'autore, qualcosa di suo da scaricare gratuitamente per farmi un'idea di cosa/chi andrò a leggere e poi scelgo.
La verità è che il percorso alternativo non lo sceglie quasi nessuno, ma anche se lo scegliessimo tutti, si presenta un altro problema:
Vi ricordate le ventordicimila case editrici indipendenti che pubblicano solo cose mediocri?
Ecco, il punto è il seguente:
Chi ha il tempo di spulciare tutto ciò che pubblicano tutte queste case editrici alla ricerca di ciò che davvero vale la pena leggere (perché scritto bene, intendo, il discorso esula dai gusti personali) ?
L'alta qualità è nascosta e sepolta sotto montagne di -non si può dire-, e scavare in mezzo alla -non si può dire- non piace a nessuno.
Un ultimo spunto: l'autopubblicazione.
Se le case editrici in genere pubblicano solo -non si può dire- (badate bene, le eccezioni ci sono e sono anche delle belle realtà), la situazione peggiora nel settore autopubblicazioni.
Ho avuto modo, di recente, di scaricare diversi (una sessantina, quindi non proprio pochi) ebook di persone che ne tessevano le lodi, supportate dalle considerazioni di diverse persone.
Ripeto che non ne sto facendo una questione di gusto personale, ma solo una questione tecnica.
Insomma, non ne ho trovato NEMMENO UNO che rispondesse a dei requisiti minimi di scorrevolezza, correttezza grammaticale, sintattica, lessicale, di intreccio, di empatia, coerenza, verosimiglianza, eccetera... dicendola in termini di twitter: #neancheciabbiamoprovato.
Io ora penso, (scusate se ci saranno volgarità):
"Ma vaffanculo! Mettere le dita su una tastiera non fa di te uno scrittore e se scrivi così vuol dire che non leggi, altrimenti la differenza tra quello che produci tu e uno scritto umano la noteresti. Se pretendi di scrivere senza aver prima letto..." il pensiero finitelo pure voi con la frase che più vi aggrada, ma siate crudeli!
L'esercito degli autopubblicati/andi è composto, per la stragrande maggioranza, dalla gente che, dopo aver mandato il proprio manoscritto a tot case editrici, si è vista rispondere "ascolti il suo manoscritto fa schifo, impari a scrivere e poi ne riparliamo", ma invece che capire che se in tot professionisti del settore ti dicono tutti la stessa cosa e gli unici che ti dicono che sei bravo è perché vogliono scucirti montagne di soldi (vedi "editoria a pagamento") allora magari è vero che non sei proprio bravo a scrivere. Ma loro no, si impuntano e dicono "il mio libro è il più bello di sempre, se gli editori non mi capiscono, allora gli editori non avranno un centesimo dei miei soldi, mi autopubblico".
Ora, concordo sul fatto che non tutti gli editori siano competenti, ma concordo di più col fatto che gli aspiranti scrittori con delle vere capacità sono proprio quelli che si rifiutano di proporre un lavoro fatto con il duodeno e che se un editor dice loro "guarda che qui, qui e qui hai fatto un sacco di cazzate", rileggono e ragionano, modificano, correggono, perché prima di tutto RISPETTANO I LETTORI A CUI VOGLIONO PROPORRE UN BRANO.
Sì, perché io, parlando da lettore e non da scrittore, mi sento insultato quando un autore o un editore mi propone di spendere dei soldi per un brano non curato (si parla sempre dell'aspetto tecnico, la trama e l'approccio poi possono piacere o meno, ma è questione di gusto e su quello c'è poco da fare, ognuno ha il proprio). Mi sento proprio come se, dopo aver speso i miei soldi per fare un acquisto, il venditore mi dicesse "tiè, idiota, ti sei fatto fregare come un pollo. Sfigato!" e queste cose non solo mi fanno incazzare, ma riducono anche drasticamente la mia propensione all'acquisto di altre opere secondo le stesse modalità, e chi ci va di mezzo sono quelli che invece i miei soldi li meriterebbero tutti.



La cosa peggiore in quest'ottica è proprio che, qualora un autore valido volesse autopubblicarsi (ne conosco diversi che lo hanno fatto per motivi sensati), troverebbe il proprio valido lavoro che naviga in mezzo a un mare di quella sostanza organica che non si può dire... e come fare a farsi notare in mezzo a tutto ciò prima di venire letto?
La soluzione proposta dal sistema sono le "recensioni/valutazioni".
Io sono un accanito sostenitore delle recensioni degli utenti, ma anche qui c'è qualcosa da dire.
Se io dovessi autopubblicare qualcosa, è chiaro che i primi a comprarla sarebbero amici e parenti, tutta gente a cui si può chiedere "dai, scrivimi una buona recensione e dammi un voto alto, così il mio romanzo sale in graduatoria e mi comprano anche gli altri".
Quindi anche il sistema delle recensioni non è poi così affidabile.
Personalmente, ritengo un prodotto più valido se ha una media di 3/5 e 500 votanti di uno che ha 5/5 e 10 votanti. Prima di tutto perché solo una ristretta percentuale delle persone lascia voti e commenti, poi perché per esperienza so che se fai leggere a tot persone qualcosa, non piacerà a tutte, MAI!

Tutto questo per dire che l'editoria, sia homemade che tradizionale, sia grande che piccola, dovrebbe prestare più attenzione ai lettori, portare più rispetto.
Smettere di pensare che siccome mi chiamo Feltrinelli allora la gente comprerà quello che dico io anche se è un prodotto mediocre (più che altro perché poi la gente lo fa e si rovinano generazioni di lettori che credono che... lasciamo perdere...).
Smettere di pensare che si è capaci di fare qualcosa se non se ne hanno neppure le basi. La possibilità di pubblicare ormai è stata data a tutti, purtroppo non a tutti è stato dato anche un senso critico.
Poi, per quanto riguarda i lettori: commentate, votate, lasciate SEMPRE le vostre impressioni. Sono molto serio quando vi dico che è importante. Positive o negative che siano.
Fatelo per voi, perché così vi aiutate a scegliere qualcosa che non vi sarà stato imposto da qualcuno dall'alto, ma vi sarà stato consigliato da chi è come voi.
Recensire è il miglior regalo che possiamo fare a noi stessi, perché dovremmo ormai essere stanchi di sbagliare e pensare...
"e poi ci dicono che bisogna a vere fiducia".
Leggi tutto...

domenica 18 agosto 2013

Quando i leoni muoiono...

Questo è un post per tutti coloro cui piace leggere.
Se siete qualcuno (o qualcuna) che, mettendo assieme i vari stralci, ha letto un libro e mezzo, ristretto, corretto hollywood, allora potete ignorare tranquillamente questo post. Non perché non mi piaccia chi non legge, anzi, a dire il vero è proprio perché non mi piace chi non legge.
Hahaha, scherzo dai, ma sono anche uno scrittore, capitemi... ;)

Comunque, tornando a noi, SE siete persone che provano piacere nella lettura, SE siete persone a cui il mondo va un po'stretto, SE siete persone che vogliono di più, allora vi parlo di un progetto: la factory editoriale.

La factory è tante cose, un gruppo non omogeneo di autori con omogenei obiettivi, una scuola di scrittura, un gruppo di editing, un ammasso raziocinante di menti malate nel miglior modo immaginabile.
La factory è un'ambizione.
L'ambizione di poter fare qualcosa come le formiche e non come i leoni. Se nasci leone non è difficile ruggire e farti sentire a miglia e miglia di distanza. Se nasci formica, invece, devi agire in modo diverso: devi raggiungere le altre formiche, una alla volta, parlare con loro e far loro capire che lavorando tutte assieme, ognuna con il proprio compito, si può creare qualcosa di grande, efficiente, efficace, splendido.
Noi autori della factory abbiamo già cominciato a costruire il formicaio, lo abbiamo progettato grande, perché tutte le formiche che si sono un po'stancate di lasciare che i ruggiti dei leoni scandiscano la loro vita possano avere un posto dove accomodarsi, sentirsi a casa e vicini a persone come loro, non personaggi imposti dall'alto senza qualità né quantità.
Una formica non può permettersi di non fare il proprio dovere, una formica rispetta chi ha accanto e sa che il successo si raggiunge solo se ognuno fa la propria parte.

Ora, la mia parte, come quella dei miei colleghi della factory, è quella di produrre, scrivere, organizzare eventi, avvicinarci a voi.
La vostra, se doveste volerlo, sarebbe quella di venirci a trovare, interessarvi a quello che facciamo, lasciarci avvicinare per fare PER voi esattamente ciò che i leoni fanno DI voi.
Noi raccontiamo storie, belle storie, storie da condividere accanto a un falò sulla spiaggia, sotto una coperta in una baita di montagna o nell'intimità delle nostre case.
Queste storie vogliamo raccontarle a voi, perché è per voi che lavoriamo.
Quello che chiediamo non è nulla più di quello che già fate, solo in un modo diverso, più audace. Vi chiediamo solo il coraggio di fare un passo nella nostra direzione, uno solo, tutti gli altri li stiamo già facendo noi.

Volete saperne di più sulla factory? Volete sapere quando usciranno i nostri libri, dove li presenteremo, come aiutarci a ingrandire il nostro formicaio?
Bene, non potrei essere più felice.
Scrivete un'email a info@casadeisognatori.com in cui chiedete esplicitamente di essere aggiunti alla mailing list del progetto, regolarmente (ma non così spesso da infastidirvi, ci mancherebbe) sarete aggiornati su tutto ciò di cui sopra e molto altro.

Il vostro supporto per noi è la cosa più importante, e sapete perché?
Perché l'unione fa la forza, perché ride bene chi ride ultimo, perché quando i leoni muoiono, sono le formiche a sbiancarne le ossa.
Leggi tutto...

venerdì 19 luglio 2013

Factory Editoriale

C'era una volta una casa editrice piccola ma funzionale di cui, tra l'altro, non avevo mai sentito parlare. Perdonatemi ma sono in questo modo da relativamente poco tempo.

Il padrone di casa un bel giorno ha deciso che voleva fare le cose in grande e ha ben pensato di ingrandire lo stabile e di avviarci dentro una bella fabbrica.

Ha spulciato tanti curricola (tra cui il mio) e ha deciso la composizione del suo team di lavoro, il capitale umano necessario allo svolgimento delle attività.

E fu così che fu avviata la prima factory editoriale italiana, e fu così che mi sono ritrovato a farne parte.

In buona sostanza, ora ho un editore che vuole pubblicare ciò che scrivo, ho altri scrittori a supporto, ho una struttura cui dare il mio aiuto e da cui ricevere aiuto in caso di bisogno.
Sono contento di tutto ciò.

Chi mi conosce, però, sa che io agisco per il meglio ma mi preparo sempre al peggio.
Le premesse sono molto buone, staremo a vedere ora come evolverà la situazione, se si riuscirà a instaurare un buon rapporto di collaborazione con gli altri autori, se il dialogo sarà costruttivo, se si formeranno i tipici "gruppetti" di manipolazione.
Insomma, l'idea è buona, il primo approccio anche, ma quando ci sono degli interessi in ballo, ho imparato che le persone si comportano nei modi più assurdi, anche autodistruttivi a volte.

Confidiamo nell'editore che, a mio avviso, pare una persona competente e intransigente il giusto per tenere eventuali arroganti (che non mancano MAI) in carreggiata.

Quindi un sentito in bocca al lupo a tutti quelli a bordo, all'editore, a me nello specifico e a questo progetto ambizioso, che non debba mai naufragare e non perda mai la bussola.
Leggi tutto...