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venerdì 18 aprile 2014

Cronache editoriali: Realtà 1 - 0 Fantasia

L'autoreferenzialità mi indispettisce.
E in Italia pare funzioni tutto così.
A partire dalla tv, in cui personaggi tv si invitano a vicenda in salotti tv a parlare di tv e di come loro ,la tv, la sappiano fare.



Ma anche l'editoria funziona circa alla stessa maniera: scrittori incapaci che incensano altri scrittori incapaci solo per venire incensati a loro volta da altri scrittori incapaci.
Io non voglio (ancora) fare nomi, perché banalmente e cinicamente avrei solo da perderci.
Vi racconto però una storia (vera, ma facciamo finta che sia una favola, così nessuno si offende... come diceva Mourinho "bassiamo i toni" :P )

C'era una volta uno scrittore (non molto dotato né a livello di estro né di tecnica (nidifico una parentesi in un'altra parentesi... con "tecnica" intendo la banale grammatica che si dovrebbe conoscere passando gli esami di quinta elementare che nemmeno so se esistano più) né di stile).
Ecco, la storia potrebbe finire qui, ma voglio divertirvi.
Questo scrittore ha cominciato a linkare su TUTTI i benedetti gruppi di del social regno incantato egalitario di facebook relativi a scrittura e non, il suo romanzo in vendita nel regno fatato di Amazon. (A dire il vero è una trilogia di romanzi, ma ve lo ripeto alla fine, perché a questo punto potreste non apprezzare appieno la portata di una tale affermazione.)

Insomma, metteva questo link ad Amazon, preceduto da una bella sinossi (riassuntino) introduttivo, tipo trailer.
Un supereroe bello, dannato e tormentato (visto che stiamo fantasticando, fatemi essere figo!) ha appena passato circa mezz'ora a cercarla (questa sinossi) ma non lo trova più, altrimenti ve l'avrebbe copiaincollata.
Comunque, già partendo dall'introduzione (il vostro eroe non ricorda se proprio dalla primissima frase, comunque dalla prima riga di sicuro), un qualsiasi lettore normodotato avrebbe detto:


Il messaggio di speranza dello scrittore finiva con un "tutti e 3 i romanzi a meno di 3 euro, se non è un occasione questa" (sì, senza apostrofo).
Dopo aver visto questo messaggio per 80 (niente eufemismi) volte in 3 giorni, spammato come se non ci fosse un domani in tutte le pagine riguardanti scrittura, dinosauri, macchine da cucire, resina fossile, servizi igienici (l'unica che avesse una qualche attinenza, forse), il vostro eroe bellomadannato si è deciso a commentarne uno, con tutta la cortesia di cui era capace.
"Messer scribacchino," disse il giovane eroe, "se la mia persona dovesse entrare nelli panni vostri, riterrebbe di rivedere il testo di codesta sinossi con una celertà senza iguali, acciocché la meschina figura di cui vi state testé rendendo protagonista, sta certamente... segandovi le gambe all'altezza delle ginocchia!"
Sorridente, il vostro eroe ha ripreso a svolgere i propri compiti quotidiani, felice di aver compiuto una buona azione, di aver avvertito del pericolo un aspirante collega.
Ma, come si dice, i migliori consigli vengono sempre elargiti a chi non ha orecchie per ascoltare.

Dopo qualche minuto di lavoro, il social network blu si tinge di rosso... un 2 nella casella delle notifiche attrae la mia attenzione:
"tale scrittore ha messo like al tuo commento... tale scrittore ha commentato un post che tu hai commentato".L'eroe rabbrividisce, poi si ricorda che la fatina del dentino gli ha fatto promettere di avere più fede nell'umanità e apre la notifica.
"Ciao, i consigli sono sempre benaccetti" avrebbe potuto iniziare meglio, tipo con grazie e basta, ma anche molto peggio, diamogli fiducia, la fatina del dentino prima o poi avrà ragione, se non altro per la legge dei grandi numeri. Continua a leggere. "segnalami gli errori che hai trovato, così se son da correggere li correggo".

Allora, NO! Qui si tratta di rileggere e se non li vedi da solo quegli errori, beh, allora io per te non posso fare proprio niente!
Esaurita la momentanea furia cieca (gran film), noto che tale scrittore commenta ancora:
"Comunque la presentazione non l'ho scritta io ma la mia editor"
"Uodddddaffffakkk?" rispose mentalmente il vostro eroe, con un autocontrollo degno della regina Elisabetta



Ma stiamo intendendo con "editor" quella figura professionale che dovrebbe essere molto competente in materia linguistica e di storytelling che prende un buono scritto di un autore (che dovrebbe essere a sua volta competente) e lo massacra fino a quando è stramaledettamente impeccabile? Perché un editor è questo, in fin dei conti.
A questo punto, il vostro eroe si dichiara sconfitto e fa proprie le parole di Dante:
"Non ti curar di lor ma guarda e passa"
Dopo tale intervento, lo scrittore ha continuato a postare i link al regno fatato di Amazon, preceduti dalla sinossi. Il vostro eroe (che vi ricordo essere figo!) ha, per scrupolo, letto un'altra volta tale introduzione e l'ha trovata identica in ogni virgola a quella precedente. Ha così deposto le armi e si è arreso.
Non prima che l'occhio gli ricadesse di nuovo sulla chiusura dell'introduzione, quel "tre romanzi a meno di 3 euro, se non è un occasione questa!"
Perché un eroe non è davvero tormentato se non si porta dentro almeno un'autobotte di morte e disillusione.



Ora, io non voglio mettermi su un piedistallo e giudicare a caso. Io giudico NON a caso dopo aver infilato le mani nel fango. E soprattutto non mi faccio scrupoli nel mio essere sincero e diretto. Non massacro per il gusto di massacrare, leggere cose belle mi rende felice come poche altre cose al mondo, quindi io mi approccio SEMPRE ai testi sperando che siano qualcosa che mi renderà felice.

La cosa che mi fa salire l'eugenetica è il fatto che certa gente non ha rispetto prima di tutto per i lettori che SONO SACRI (sono anche una specie in via d''estinzione), sapete come la penso. Pubblicare un romanzo o un racconto di merda e chiedere alla gente di spendere soldi ma soprattutto tempo per leggerlo è un insulto. E su questo punto non conosco compromessi o mezze misure.
Poi, in seconda battuta, come cavolo fanno quelli che scrivono bene a farsi notare in mezzo a un mare di idioti incapaci?
Prescindendo da me che sono anche abbastanza fortunato sotto questo punto di vista, i miei racconti ve li scaricate sempre in tanti e mi fa un sacco piacere.
Ma ci sono tanti scrittori che conosco che davvero meriterebbero, ma la gente non si fida e, scusate, CI CREDO che non si fida, una volta spende 3 euro per una trilogia come questa, legge le prime 2 pagine e butta il kindle nel camino perché ormai è irrimediabilmente corrotto!
Credete che una persona del genere comprerà ancora libri di esordienti di cui non sa niente?

In fin dei conti uno può anche essere un diamante, ma se lo si getta in un mare di liquame abbastanza profondo da farlo affondare, è un diamante che nessuno vedrà mai!
Tanti auguri. E buon weekend.

P.S. Sarà per questa mia innata sincerità che solo i colleghi ben sicuri delle proprie capacità mi abbiano mai chiesto pareri e recensioni?
Una volta un collega (tra l'altro uno di quelli che scrivono bene) mi ha detto "no, io non ti mando il mio manoscritto, perché poi te mi massacri!
(alla fine me l'ha mandato e io non ho pubblicato la recensione che avevo scritto, ma gliel'ho mandata per dargli spunti su cui lavorare, l'ha fatto e credo che quando finirà di revisionare, il suo romanzo sarà molto fico! Uno di quelli che comprerò e che vi consiglierò di comprare!)

Vi amo, ma voi siate più esigenti.
Il fatto che siete circondati da cacca non significa che a voi la cacca debba stare bene! E che diamine!


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giovedì 10 aprile 2014

Un romanzo in 9 giorni: i primi feedback

Vi scrivo oggi per aggiornarvi un po'sugli esiti dell'impresa impossibile di fine febbraio (vi ricordate quando ho deciso di scrivere un romanzo in 9 giorni? Se no, cliccate QUI per andare a vedere di che si tratta e quanto diamine sono pazzo! ;) ).
Per i non avvezzi, uno scrittore veloce e molto produttivo, scriverebbe un romanzo come quello che ho scritto io in circa 2 mesi. Lo specifico perché mi sono arrivati messaggi che mi chiedevano "ma è davvero così difficile scrivere un romanzo in 9 giorni?". Beh, .


questa è la copertina di prova del romanzo,
stavo cercando uno schema compositivo
e ho usato il nuovo romanzo come spunto,
secondo me è anche carina!

Comunque, a distanza di poco più di un mese, 6 dei miei lettori di fiducia (quelli che leggono ciò che scrivo e mi massacrano se faccio cazzate) hanno letto il romanzo e le prime impressioni sono state in generale positive. Alcune esternazioni mi hanno reso molto felice, altre mi hanno dato spunti su cui riflettere.

Il giudizio generale è stato "Strafico! Ci sono punti in cui è migliorabile, anche molto, ma comunque la storia regge e coinvolge molto".
Ecco, sappiate che non mi aspettavo dei giudizi del genere.
Quello che mi ha più fatto alzare il mento in una posa da "come sono figo" è stato:
"NON ci credo che tu in 9 giorni e senza rileggere abbia prodotto questo! Dimmi la verità!"
Questo veniva da una collega scrittrice, quindi son soddisfazioni u.u
Sto facendo la posa da figo anche mentre scrivo queste righe. Sì, sembro uno psicopatico a fare così da solo davanti al pc. No, non me ne vergogno affatto!




Che avessi fatto un buon lavoro lo sapevo, sono abbastanza conscio delle mie capacità e possibilità, ma ero piuttosto sicuro di aver infilato qualche grossissima cavolata qui e là, di aver sbagliato parte della gestione, eccetera. Soprattutto perché, scrivendo questo romanzo, ho sperimentato tecniche narrative nuove, ho mischiato modi e strutture come mai avevo fatto prima, mi sono ispirato molto alla sceneggiatura, al ritmo di narrazione tipico delle serie tv, implementando nozioni di regia all'interno di una narrazione scritta.
Insomma, non soddisfatto del livello di difficoltà dell'impresa, ho persino alzato l'asticella sperimentando qualcosa di completamente nuovo (almeno per me, non so se altri scrittori magari anche famosi abbiano mai provato strade narrative simili).
Poi, c'è da dire che questo era anche il mio primo giallo in assoluto, letti moltissimi, ma scritti mai, nemmeno racconti.
E anche che ho riletto solo i primi 3 capitoli, il resto era tutto come papà l'aveva fatto, senza correzioni.

Tutto questo per dire cosa?
Che dopo i primi feedback sono decisamente soddisfatto e anche abbastanza felice. :)
Vorrei cogliere l'occasione per ringraziare i miei lettori più accaniti che mi danno sempre un sacco di buone dritte e da una parte rendono migliori i miei pezzi, dall'altra rendono migliore me come scrittore. Quindi sappiate che anche e soprattutto quando mi rompete le scatole, mi siete molto utili. :P

Ora mi mancano da raccogliere le indicazioni degli ultimi 3 lettori di questa prima stesura e poi sarò pronto a rimettere mano al romanzo per passare finalmente alla seconda stesura. Dopo la terza sarà considerato finito.

Cosa ne sarà poi?
Ancora non lo so.

SE quelli del concorso cui l'ho mandato decideranno che varrà la pena pubblicarlo, allora sarà un ricco bottino, avrò la mia prima pubblicazione importante e festeggeremo in modo adeguato!

SE invece, come è più probabile, questo non succederà, allora non lo so di preciso, ho diverse alternative. Fatto sta che quel romanzo NON rimarrà a lungo in un cassetto.

Per esempio, SE il blog dovesse raggiungere dimensioni ragguardevoli di pubblico (a proposito, nelle ultime settimane è cresciuto di un altro 30% abbondante, non vi ringrazierò mai abbastanza per tutte le gratificazioni che mi date, e per tutti i consigli, e per tutto tutto tutto!), allora prenderò in considerazione l'ipotesi di pubblicarlo in self publishing su Amazon e su tutti gli altri store digitali.

(se il blog dovesse proprio esplodere esplodere, allora ve lo regalerò 'sto romanzo, ve lo metterò in download gratuito, quindi forza e coraggio, leggete, visitate le pagine, condividete gli articoli, mettete un bel like sulla pag facebook, seguitemi su twitter, eccetera... state già facendo tanto per me e vi ringrazio, ma fatto 30, facciamo 31, no? :D )




Comunque, spero che a prescindere da cosa succederà, questo romanzo vedrà presto la luce e che voi possiate leggerlo e che possa piacervi, sarebbe qualcosa che mi renderebbe molto felice. ;)

Intanto vi auguro una buona giornata/serata (dipende da quando leggerete questo post) e, mi raccomando, combinate un sacco di guai, altrimenti la vita diventa noiosa!





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venerdì 21 marzo 2014

Diventare scrittori: la scalata verso il successo.

Diventare scrittori, si sa, è una questione di pazienza, molta pazienza, a volte così tanta che ci lasciamo le penne prima di essere riusciti a raggiungere il nostro scopo.
Ma ci sono metodi utili per dover avere meno pazienza? Strategie che ci possono aiutare ad "arrivare" più velocemente?



Tempo fa vi avevo parlato di un modo interessante per diventare scrittori affermati, vi avevo anche detto che avremmo ripreso l'argomento, eccoci qui.
Oggi, infatti, vi parlo di un altro metodo, quello che va per la maggiore in Italia (anche a causa delle nostre strutture sociali e soprattutto mentali che regnano incontrastate dai tempi dell'impero romano).
Questo metodo è quello che io chiamo "la scalata verso il successo".
Non che gli altri metodi non siano a loro volta scalate, chiaro, ma questo ha insito in modo molto radicato il concetto di arrampicata verso la "vetta".

Il post di oggi tratta diversi aspetti: il rispetto, l'opportunismo, gli arrampicatori sociali, il lecchinaggio e molto altro. Quasi nessuno in modo esplicito (forse), ma sappiate che tutti questi elementi ci sono e aleggiano... se vorrete vederceli, non sbaglierete di certo.

Tutto ciò farà sentire in colpa e in "torto" molti dei miei colleghi scrittori che lo applicano senza ritegno (anche se sappiamo che TUTTI si guarderanno allo specchio e diranno "no, ma io non faccio così", solite storie).

La verità è che io non penso male di chi fa così, credo che per arrivare ai propri obiettivi ognuno sia libero di scegliersi la propria strada e il fatto che la "massa" prenda una sentiero codificato e dai risultati tutto sommato "certi", non rende la loro una scelta sbagliata.
La vita è fatta di questo, infine: degli obiettivi che ci poniamo e dei mezzi che abbiamo e/o che siamo disposti a usare per raggiungerli.




Comunque, banalmente, questo secondo metodo è quello di coltivare gli agganci giusti.
Cioè? Significa che io, aspirante scribacchino, comincio a lisciare il pelo di tutte le persone/figure che possono aiutarmi e spingermi a fare il prossimo gradino della scalata.
Quindi compro i libri di scrittori a me potenzialmente vicini (come stile, genere e possibilità di incontro), vado alle loro presentazioni e ai loro eventi, faccio tanti complimenti, dico loro che sono dei maestri di stile e di contenuti, bla bla bla.
Come dicevo prima, è un meccanismo che in Italia funziona sempre molto bene, e non solo in ambito scrittura.
Una volta instaurato un certo tipo di rapporto tendente al piacevole e confidenziale, quello che mi aspetto in ritorno è che tale persona che io "idolatro" mi riconosca effettivamente come proprio adepto e mi aiuti, spingendomi nei canali giusti per arrivare dove voglio arrivare.

Piccola parentesi, in Italia sapete che funziona tutto a gruppi chiusi, quindi dovete sapere che gli scrittori da un certo livello di fama in su (sottolineo fama, NON abilità, nel senso che non sempre le cose vanno di pari passo, in Italia abbiamo scrittori noti che sono davvero davvero molto bravi, ma NON tutti, ecco, e nemmeno la maggior parte, secondo me) si ritrovano anche a fare da giurati ai concorsi letterari, a fare da curatori di collane per case editrici anche grosse, eccetera.
Questo a prescindere dalle loro conoscenze tecniche (dovete sapere che c'è gente, anche brava, che non ha la minima idea di come si strutturi un testo, hanno una specie di talento che permette loro di compiere le scelte giuste ma nulla più... cioè, non è poco avere questo talento, ma serve a essere bravi scrittori, non bravi giudici), dalle loro abilità di marketing e strategia (fondamentali per gestire una collana di un editore, che è come dire gestire una branca di una società), eccetera.
Chiusa parentesi.

Nell'era dei social network, certi tipi di comportamento sono sempre e sistematicamente sotto gli occhi di tutti. Aspiranti scrittori (parlo al maschile per comodità, ma sono per la parità, gli stessi comportamenti li portano avanti anche le signorine, forse anche più dei signorini, o forse solo con più successo, chissà) che giorno dopo giorno taggano il tale scrittore che hanno tra i contatti in mille status, fotografie, condividono con lui i propri "successi", eccetera.

RIPETO: non c'è nulla di male, questo post NON è un attacco a chi fa così, è solo un tentativo di spiegare un metodo molto utilizzato per cercare di scalare una delle montagne più ripide del nostro Paese.

Ora si può parlare del rispetto, che è banalmente il motivo per cui questo approccio non fa per me e per chi la pensa come me.
  • Non bisognerebbe idolatrare nessuno. Una cosa che mi dà fastidio dell'Italia è che la gente, una volta che fa un paio di gradini sulla scala della notorietà, viene idolatrata... la stessa gente che fino a due giorni prima non se la filava nessuno.
    Questo è sbagliato e nessuno riuscirà mai a convincermi del contrario. Lo accetto come dato di fatto ma non sarò mai d'accordo.
Io so che le persone non cambiano molto, se uno era uno stronzo prima, lo sarà anche dopo essere diventato "famoso" (anzi, probabilmente lo sarà anche di più), se uno era una persona cortese, educata e umile, forse lo sarà anche dopo la fama.
Io sono la stessa persona che ero prima di iniziare a scrivere e rimarrò la stessa persona anche quando arriverò a grossi traguardi importanti. Se così non fosse non mi piacerei.
  • Il rispetto, le persone se lo devono guadagnare. In ogni ambito, non solo nel mondo della scrittura. Puoi aver venduto 1084 fantastilioni di libri (ditemi che l'avete capita, mi farebbe piacere sapere che un sacco di gente ha letto topolino da piccola), essere sempre nei salotti letterari a darti un tono, ma se per me scrivi col culo, il giorno che ci incontreremo e mi chiederai un'opinione, te la darò in modo spassionato.
Ci sono scrittori sconosciuti che scrivono meglio (MOLTO meglio) di tantissima gente affermata e, banalmente, li rispetto più delle loro controparti note.
Io sono andato a presentazioni di libri di autori sconosciuti a millemila km da casa mia e non sono andato da autori noti che non mi piacevano anche quando presentavano in librerie raggiungibili a piedi.

Ci sarebbero altri punti, ma sono poco rilevanti ai fini del discorso.

Per chi mi avesse tra i contatti su facebook, ieri ho scritto uno status che diceva circa così:

"Se avessi voluto degli amici, avrei aperto una casa editrice"

Beh, era il modo sintetico per esprimere quello che penso riguardo questa realtà.

Prescindendo un pochino dall'ambito editoriale, questo è qualcosa che ci è capitato, ci capita e ci capiterà sempre.
Essere circondati da persone che ci curano solo perché possono ottenere qualcosa da noi è una delle cose che mi rendono sempre un po'triste.
Nell'editoria è quasi la regola, editori e direttori editoriali che hanno schiere di scendiletto e lustrascarpe, disposti a indossare una maschera tutto il giorno tutti i giorni pur di arrivare a pubblicare qualcosa.
Fermo restando il discorso che un comportamento del genere è comunque un mezzo per arrivare a un fine (e quindi una strategia comprensibile), concludo chiedendomi e chiedendovi...
Facendo così, arrivate a guadagnare qualche pubblicazione, magari con editori piccoli, ok, l'abbiamo capito. Ma in ogni "operazione", accanto a ciò che si guadagna, bisogna considerare ciò che si perde. Parlo di noi stessi (a meno che siamo davvero dei falsi, bugiardi ipocriti, cinici arrampicatori sociali), della fedeltà a ciò che siamo e a ciò che vogliamo essere, del rispetto che nutriamo per chi siamo tutte le volte che ci guardiamo allo specchio.
Quello che mi chiedo è:

Ne vale la pena?
Stiamo davvero guadagnando più di quanto stiamo perdendo?

Ai posteri l'ardua sentenza.


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lunedì 17 febbraio 2014

Il duro mondo degli scrittori - Le critiche

Buongiorno a tutti, oggi si torna a parlare un po'di scrittura e, nello specifico dei giudizi e delle critiche che si ricevono ogni volta che si sottopone qualcosa al vaglio del "pubblico".

Partiamo col dire che, se si vuole tentare la strada della scrittura (come praticamente qualsiasi altra strada), arriva sempre il momento in cui qualcuno giudicherà il nostro operato.
Per il nostro ambito di riferimento, in genere la sequenza è a grandi linee la seguente:
  1. Fidanzata/o
  2. Migliore amico/a
  3. Rosa ampia di amici
  4. Parenti
  5. Colleghi (scrittori o aspiranti tali)
  6. Editore
  7. Pubblico
A parte rarissimi casi, i punti 1, 2, 3, 4 sono falsi come i soldi del monopoli.
Sarete fortunati se su 10 persone cui farete leggere ciò che producete, troverete una persona che vi tratterà con sincerità e vi dirà "ascolta, qui hai fatto una cazzata, qui fa cagare, qui brucia e riscrivi perché non si capisce una cippalippa".
Ancora più raro è trovare tra gli amici e i parenti qualcuno che si intende di scrittura a livello tecnico, sia esso scrittore professionista o comunque di esperienza, sia esso editor, correttore bozze, agente letterario e chi più ne ha più ne metta.
Quindi, ammesso e non concesso che riceviate critiche, difficilmente saranno più che quelli che io chiamo "pareri da lettore" che, per intenderci, sono tra i pareri che io ORA apprezzo e ricerco di più, ma per un autore che muove i primi passi NON vanno troppo bene.
-Questo discorso ha le sue eccezioni, ovviamente, io stesso sono stato fortunato e per me non è valso in toto, ma comunque in linea di massima funziona così, chiedo conferma agli autori vari: guardatevi attorno, prescindendo dalla vostra esperienza personale e ditemi se non è a grandi linee giusto...)

Eviscerati i primi 4 punti, oggi introduciamo il punto 5, in modo generico, ci sarà modo di approfondire in futuro, altrimenti scriverei 1809542376 pagine tutte ora :)

5. I colleghi scrittori o aspiranti tali

Categoria da prendere con le pinze.
In quasi due anni di concorsi letterari e laboratori, in giro per il web e per l'Italia, ne ho viste di tutti i colori. Ci sono scrittori che hanno delle personalità maledettamente disturbate e fanno/dicono cose che sanno lasciarti sempre così:


oppure


oppure ancora


Io personalmente mi riconosco al 100% nella prima, perché ha quel disappunto da ghetto del tipo che non sai se tirar fuori un bazooka e far saltare qualche testa, oppure fare come il meme che ribalta il tavolo. Alla fine comunque guardi sempre un pochino nel vuoto e poi continui a farti i fatti tuoi.

Comunque, dicevamo, nei laboratori di scrittura creativa che si trovano online, uno dei punti focali del processo di apprendimento è che gli autori, oltre che scrivere il proprio pezzo, devono anche leggere e commentare quelli degli altri.
In questo modo, ogni autore riceve N responsi sul proprio brano, con dritte che lo aiutano a migliorare tanto il pezzo, quanto il proprio stile e la propria perizia.
Ora, detto questo, ci sono laboratori e laboratori, e ci sono commentatori e commentatori.
Li suddivido in poche macrocategorie, con la promessa che prima o poi tornerò sull'argomento e le approfondirò perché c'è davvero da ridere a riguardo.
  • Il Papa: quello che sale in cattedra e pontifica. I consigli che vi dà lui sono incontroveritibilmente i migliori e anche solo fingere di dubitarne costituisce un sacrilegio e voi sarete passibili di scomunica.
  • L'Umile: quello che esordisce dicendo "io non sono nessuno per commentarti o per dirti cosa dovresti fare".
  • Il Tritacarne: non importa quanto tu ti ritenga bravo, il tuo brano ha una grossa quantità di errori e lui lo farà a pezzi, assieme alla tua autostima.
  • Il Cecchino: scorge refusi e doppie spaziature anche se si trovano su diversi piani di esistenza o fuori dal continuum spaziotemporale. Il 99% delle volte è un editor di professione.
  • Il Rancoroso: voi gli avrete fatto notare i difetti del suo brano con puntualità e attenzione, lui vi ringrazierà, ma dentro comincerà a covare un rancore che monterà come la lava alla Martinica. Quando vi commenterà, addurrà le motivazioni meno verosimili del mondo per giustificare la sua sete di vendetta e dirvi che il vostro brano fa schifo.
Per uno scrittore, la maggior parte delle critiche che sentirà, arriveranno da queste categorie di individui.
L'appartenenza a una o più categorie (ci sono anche gli esperti che sanno essere di tutto un po') non ha sempre una diretta correlazione con le capacità del commentatore.
Eccettuati i rancorosi (e sottocategorie), che sono solo degli idioti inutili. Imparate a riconoscerli e sentitevi liberi di insultarli, prima abbandonano i concorsi online e prima tornerà a regnare il buonumore. Ma ne parleremo meglio tra poco.

Le critiche che muovono i vostri potenziali colleghi dipendono spesso dalla macrocategoria cui appartengono.

I Papi non concepiranno un modo di scrivere diverso dal loro, quindi l'unico modo che avrete per soddisfarli sarà imparare a scrivere esattamente come loro. Salvo che, quando succedesse che arriviate a farcela, vi accuseranno di plagiarli e "trovatevi uno stile vostro". Fanno eccezione alcune categorie di Papi che vogliono solo essere idolatrati, allora gradiranno gli emulatori, purché siano meno bravi di loro e sempre a patto che li idolatrino.
Consiglio: ignorate l'80% di quello che vi dicono, a meno che il loro stile sia esattamente quello che volete sviluppare anche voi, allora andategli dietro come cagnolini e sperate in qualche osso.

Sugli umili il discorso è ampio, però c'è da dire che, quando l'umiltà è sincera, qualsiasi cosa vi diranno non sarà da prendere come un'offesa ma solo come un tentativo di essere utili... e non perderanno occasione per ricordarvelo...
Quindi potete magari anche non concordare con quello che vi dicono ma (ripeto SE l'umiltà è sincera) discuteteci pacificamente e socializzate con loro, con la confidenza cominceranno a dirvi cosa pensano davvero e piano piano potrebbero diventare delle "risorse" preziose perché il fatto che spesso non dicano le cose, non vuol dire che non abbiano niente di sensato da dire.

Il Tritacarne è, invece, il tipo di commentatore che dovete tenervi stretto. Non vi riserverà alcun riguardo, disintegrerà la vostra autostima, sembrerà volervi spingere al suicidio letterario o anche reale, ma chi si permette un atteggiamento e un approccio da tritacarne, spesso e volentieri ha solide basi, mannaie affilate e mitra con proiettili esplosivi per farvi a pezzi con tutto il metodo del caso.
Questo significa che, anche se sono individui brutali e che vi fan voglia di infilar loro degli stuzzicadenti sotto le unghie dei piedi, sono generalmente individui preparati che vi sbrindellano a ragion veduta.
Se riuscite a sopravvivere a 5-6 sessioni contro un tritacarne, poi sarete quasi pronti per prendere in mano la penna con una certa cognizione di causa.
Consiglio: scudo, armatura, pozioni di guarigione e tonnellate di sano masochismo. I risultati arriveranno.

Il Cecchino è un altro dono del cielo. Magari non si prodigherà in grandi spiegazioni come il tritacarne, ma è di una pignoleria invidiabile nel segnalarvi anche le virgole fuori posto.
Su di lui c'è poco da dire, in genere vi dice come stanno le cose, poi a voi decidere se ascoltarlo o meno. Se lo farete, non gli cambierete la vita, se non lo farete, non gli cambierete la vita.
Consiglio: cercate di scoprire il suo lato umano, spesso dietro tanta pignoleria si nascondono delle persone interessanti. E, ovviamente, ascoltate con attenzione le loro correzioni, poi valutate voi cosa ne pensate, ma sempre con rispetto. Imparerete col tempo che i cecchini sono rari, quelli capaci lo sono ancora di più, e sono lì a correggervi gratis (in genere correzione bozze ed editing dei professionisti si pagano, cari).

I Rancorosi.... mwahahahahaha... aspettavo solo di arrivare qui!
La prima cosa che vi dico è: comprare pop corn, tanti pop corn, capirete poi perché.
I Rancorosi sono il vostro parco giochi o la rovina del vostro fegato. A voi la scelta.
Potete prendervela perché in modo totalmente infantile vi avranno messi a fondo classifica o perché vi avranno recriminato cose totalmente senza senso, spesso atteggiandosi a Papi, Tritacarne o Cecchini (MAI sinceramente umili, ma ve ne accorgete subito!).
Oppure potete trasformare tutta la rabbia in totale e puro divertimento.
A voi decidere come.
In genere prenderli in giro in modo sottile, render loro evidente quanto siano idioti è un buon passatempo. Finché la cosa vi diverte.
Io da un anno a questa parte, a parte rari casi, li ignoro, in genere li fa uscire dalla grazia di Dio ancora di più.



Consiglio: divertitevi, non lasciate che certi idioti vi rovinino l'umore. Si tengano per loro i comportamenti infantili, tanto nel 99% dei contest strutturati a laboratorio con commento reciproco, non si vince niente di eclatante. Quindi relax e lasciateli morire nel loro brodo. Voi anche comportandovi correttamente, spesso vi ritroverete a metterli ultimi, perché tanto in genere scrivono come axolotl in coma farmacologico.
Sono cacciatori di conferme e non sanno accettare critiche costruttive. Sedetevi sulla sponda del fiume e aspettate, prima o poi li vedrete incrociare un Tritacarne e allora capirete perché prima vi ho fatto comprare i pop corn... accomodatevi, giù le luci, silenzio e godetevi lo spettacolo.


Oggi è la giornata delle GIF, godetevele...

Ci sono tantissime altre categorie di commentatori ai concorsi letterari/laboratori. Oggi, per questioni di tempo, abbiamo affrontato solo queste macrocategorie, ma presto andremo bene all'interno dell'argomento.
Ci sono tantissime sottocategorie e tantissime combinazioni di categorie e sottocategorie di cui parlare.
Per esempio: il diplomatico, quello del "siamo stati tutti bravissimi", quello del "abbiamo fatto tutti schifo", l'accanimento terapeutico, il chirurgo, il becchino, eccetera...
Parleremo anche delle CLASSIFICHE dei suddetti contest, argomento per parlare del quale mi sa che inviterò un ospite speciale che a riguardo ha tanto da dire/raccontare.
Questo argomento promette scintille, perché dovete sapere che gli scrittori sono in generale una categoria piuttosto permalosetta e credo che più di qualche collega mi terrà il muso leggendo questo post e i successivi, fate almeno che ne sia valsa la pena e ridete un po'alle nostre spalle.

Prima o poi parleremo anche di me e di a quali categorie appartengo io, di come commento, di come mi piace essere commentato e anche di quali caramelle mi piacciono.
Dalle caramelle che piacciono a una persona, si può capire tantissssimo (non è vero ma, dai, ogni motivo è buono per parlare di caramelle... cioè, a dire il vero è vero che a seconda delle caramelle che uno ama si può dire molto di lui, ma non è certo per questo che ne parlerò!!!).

Per ora è tutto, passate un buon lunedì e ricordatevi che ci sono un sacco di miei racconti reperibili gratis in rete, andate a leggerveli, alcuni li trovate sulla pagina ebook (nel menù in alto), altri invece in giro per la rete, appena ne avrò il tempo vi raccoglierò i link in una pagina comoda da cui potrete accedervi in modo agile e poco faticoso! ;)

Vi ricordo i like alla pagina, la condivisione di questo articolo (soprattutto se avete amici che bazzicano i concorsi letterari), credo che li farete ridere. :)
Alla prossima!
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venerdì 14 febbraio 2014

San Valentino

Buon San Valentino, amici e amiche.
Anche a tutti e tutte coloro che non ci credono molto, che odiano la festività, che non producono abbastanza insulina per reggere l'impatto di tutte queste smancerie che si rincorrono tanto nell'aria vera quanto nell'etere informatico.
Anche agli irriducibili del "San Valentino è tutto l'anno", beh, allora auguri per ieri, per oggi e, in caso non ci vedessimo, per domani (sì, ho rivisto the Truman show l'altro giorno).

Di cosa parliamo oggi?
Di una top 3 di avvenimenti notevoli che riguardano questa data. Cominciamo senza frapporre ulteriori indugi.

COUNTDOWN

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Al terzo posto troviamo una bellissima GIF per coloro che odiano San Valentino, che non si dica che io non sia attento ai bisogni e alle preferenze dei miei AMATI lettori
Sì, vi amo, quindi oggi è la nostra festa... e visto che sono capriccioso, VOGLIO un regalo tipo che andiate nella sezione ebook a scaricarvi un mio racconto che ancora non avete letto. Per i sentimentali giocherelloni consiglio IL DIARIO (è gratis e superfico!), per quelli che godono dei calci nel culo dati a chi si crede figo e al di sopra delle regole (il riferimento ai politici è totalmente casuale u.u, anche perché il pezzo non parla di politica, ma si sa, spesso parliamo di A per parlare di B) consiglio GiUSTIZIA TERRENA.
Comunque, dicevamo, GIF. Eccola!
(Fanculo, cercavo quella di "potrei vomitare" ma google non mi aiuta, quindi rispondo con questa...)




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Un bel video per coloro che amano ridere delle cose, anche in un modo un po'trash... è in inglese ma è sottotitolato (sempre in inglese), ma tanto è una roba per nerd, che l'inglese notoriamente lo sanno ;)
(e che palle, oggi google ce l'ha con me, la finestrella di caricamento non trova neanche i video che mi interessano su youtube... vi lascio il link, niente anteprima... -.-")


(vi consiglio anche di aprire il canale e di guardarvi I hate cheaters, è superiore!)



1

Vince la classifica di San Valentino di quest'anno (anche se sul filo di lana con le altre, fosse per me avrei dato a tutte il primo posto)... rullo di tamburi...
La raccolta di racconti in cui c'è anche un mio pezzo, edita da La Tela Nera e con il madrocinio (sembra una parolaccia, o una cosa che ha a che fare con delle uccisioni... o.O ) nientemeno che di Barbara Baraldi (per chi non la conoscesse e fosse troppo pigro per cliccare sul link che vi ho messo, è un'autrice molto famosa, pubblica con Mondadori, i suoi libri sono stati tradotti anche in diverse altre lingue, premi prestigiosi a manciate, eccetera... ;) ).

Vi lascio il link all'articolo che ne parla, in coda al quale trovate anche il link per scaricare la raccolta... ah, dimenticavo, è GRATIS.
(Per l'articolo in questione: cliccate QUI)
Poi fatemi sapere che ve ne pare del mio pezzo e, se volete, anche degli altri, tanto conosco tutti gli autori, inoltrerò le vostre impressioni per direttissima! ;)


Basta, non voglio sottrarre più tempo del dovuto ai vostri sbaciucchiamenti folli... :)
O agli insulti che rivolgerete a chi si renderà protagonista di suddetti sbaciucchiamenti!
Io, come ormai sapete, non ho pregiudizi, sono per un approccio "ognuno faccia un po'quel cavolo che gli pare, purché legga i miei racconti"... hahaha :)

Come al solito, fatemi pubblicità, che stiamo facendo crescere il canale, la pagina, il blog in modo soddisfacente, quindi non molliamo, tutti insieme ce la faremo a fare di me uno scrittore famoso!
Il box per mettere il like alla pagina sta dove sta sempre, in alto a destra nel blog, quando arriviamo a 300 vi faccio un regalino (e il numero è notevole... 300... questa è SPARTA!!!!



SPARTANI, qual è il vostro mestiere?
AHU AHU AHU!!!
Ecco, adesso devo per forza rivedere 300...



Alla prossima! ;)

P.S. non sono ancora uscito con Marta Altesa, il nuovo romanzo mi assorbe, ma vi terrò aggiornati! Hahaha :D
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mercoledì 12 febbraio 2014

Factory editoriale - altro giro altra corsa

Ciao a tutti, oggi vi aggiorno un po' sui progressi della factory editoriale di cui, vi ricordo, faccio parte anche io.
Negli scorsi mesi non ne sono potuto essere una parte particolarmente attiva a causa di svariati imprevisti di natura personale, ma questo non le ha impedito di crescere, di lavorare, di muovere i primi passi e di trovare piano piano i suoi equilibri.

Oggi ve ne parlo un po', spettegoliamo di qualcosa di cui ancora non si sa moltissimo.

Cosa sia la factory ve l'ho spiegato già in QUESTO post, ma approfondiamo.
La Factory si propone di sovvertire diverse regole di base dell'editoria contemporanea e tradizionale.
In genere in una casa editrice ci sono due diversi livelli: chi scrive e chi gestisce.
Chi scrive sono, tautologia, gli scrittori, quelli che passano fisicamente le ore al computer (i più nostalgici alla macchina da scrivere o con carta e penna); mentre chi gestisce è l'editore, assieme a tutto il suo team, composto da ufficio stampa, editor, correttori bozze, grafici, illustratori e chi più ne ha, più ne metta.
Anche la factory ha tutte queste figure, ciò che la rende diversa è che gli scrittori non sono solo scrittori, non subiscono passivamente ciò che l'editore decide o "ordina" (può sembrare una cosa di poco conto per chi non ha mai avuto a che fare con l'editoria, ma non lo è, fidatevi).

Nella factory si discute, si è parte attiva della vita "dell'impresa" casa editrice. Si viene interpellati per definire le direttive editoriali, le strategie di marketing, le collane, la valutazione dei manoscritti, eccetera. Ognuno con le proprie competenze, dà un contributo dove può darlo.
Per farvi il paragone, è come se l'AD di una grossa azienda andasse a chiedere agli operai cosa secondo loro si potrebbe fare per rendere migliore il luogo di lavoro, per ottimizzare la produzione, per aumentare la produttività, eccetera. Poi tenesse (addirittura) conto di ciò che gli è stato detto.
Insomma, quasi fantascienza.

Come metro di giudizio per questo "esperimento" che sa sempre più di realtà, vi riporto un semplice dato: a dicembre sono usciti i primi 3 libri della factory e due sono già esauriti, attualmente in ristampa. Non male, direi.
Ho visto gente (non direttamente coinvolta) impegnarsi a organizzare campagne pubblicitarie, presentazioni, letture, eventi culturali. Ho visto un editore (il nostro megadirettoregalattico Aldo Moscatelli) mettersi più volte sullo stesso piano degli autori e non avere timore né vergogna a chiedere consigli, opinioni, senza imporre sempre le cose dall'alto (e, diciamocelo, chi impone sempre tutto, spesso non impone nemmeno cose troppo sensate).

Insomma, questa factory è stata una buona sorpresa anche per me che ne faccio parte.

Perché se è vero che Aldo (Moscatelli, l'editore di cui sopra) ha fatto una scommessa a prendere questa direzione, credo che anche gli autori che hanno deciso di seguirlo abbiano a loro volta scommesso su di lui. O, almeno, io mi sono sentito così, come qualcuno che aveva l'occasione di scommettere su qualcosa.
E ho scommesso. Ho fatto del mio meglio per far sì che questa scommessa risultasse vincente, così come hanno fatto gli altri autori e, vi dirò, pare che questa scommessa per ora si stia vincendo.

Ma questo è il passato, vediamo un po'cosa ci riserva il presente.
Proprio di questi giorni, la factory è uscita con diverse novità.

Il primo video di presentazione e sponsorizzazione della factory è online. Molti lo descriverebbero come pubblicitario, ma la verità è che è un cortometraggio che veicola un bel messaggio, a prescindere dal fatto che questo messaggio ve lo stia proponendo la factory.

Vi lascio il link a cui potete guardarlo, secondo me val bene la pena di investirci qualche minuto del vostro tempo, fa anche ridere (cioè, io ho riso guardandolo, e non c'entra il fatto che abbia la risata facile).


Al solito, chi legge da mobile può guardarlo cliccando QUI
(anche se potreste scaricare dolphin, da anni miglior browser per cellulari e tablet, che vi fa vedere i video di youtube direttamente sulle pagine che visitate, è gratis)



Un'altra novità è quella più "caratteristica" della nuove uscite. Da oggi, infatti, è disponibile per l'acquisto il nuovo terzetto di pubblicazioni.

Vorrei parlarvene io, ma visto che non li ho ancora letti lascio il compito di incuriosirvi ad Aldo (sempre Moscatelli, sempre l'editore) che ne ha fatto delle brevi presentazioni sul blog della factory.
Trovate il post relativo QUI. Io intanto vi lascio un'immagine con le loro copertine.




Le uniche cose che vi dico di questi libri sono le seguenti:

  • Condominio Marrakesh è un titolo davvero bello, infatti appena avrò un minimo di tempo per rimettermi a leggere, io di sicuro me lo compro.
  • Il mondo sopra ha una recensione che mi fa venire voglia di leggerlo. Comunque, l'autore (Michel Franzoso) ha scritto una sorta di spin-off del romanzo sulla piattaforma di narrativa interattiva THe iNCIPIT (gestita molto bene, tra l'altro, è una di quelle cose che mi riprometto sempre di fare ma poi non ci riesco mai... tra l'altro la gestisce un amico). Comunque, la storia si intitola ROBOT e la potete leggere gratuitamente QUI. Sono già online i primi 5 capitoli, quindi se li leggeste tutti, alla fine del quinto potreste votare quale sia lo sviluppo di trama che preferite e obbligare quindi Michel a seguire la trama che voi volete e non quella che vorrebbe lui (ebbene sì, potete essere dispettosissimi, io lo farei! Sarà per questo che non scrivo ancora su the incipit? Avrò paura che voi mi riserviate lo stesso trattamento? Chissà... XD )
  • Di Adriel non so dirvi nulla, per ora. A parte che, leggendo cosa ne dice la presentazione, sembra un romanzo molto solido, di quelli che difficilmente lasciano delusi. Magari vi aggiorno più avanti, quando il lavoro la smetterà di succhiarmi via anche l'anima, oltre che tutto il tempo libero.


Insomma, la factory macina chilometri, accumula pubblicazioni e uscite, l'entusiasmo all'interno è crescente.

E riguardo il futuro di questa factory, che vi dico?
Vi dico che, giusto pochi giorni fa, ho parlato con Aldo (sempre lui, è inutile che continuiate a pensare a Brad Pitt in "Bastardi senza gloria", e nemmeno a "tre uomini e una gamba") e ci siamo messi d'accordo a grandi linee sul romanzo che comincerò a scrivere a breve proprio per la factory.
Sto ancora dando modo alle idee che ho avuto di svilupparsi nella mia testa e di raggiungere in modo autonomo una struttura soddisfacente, poi mi metterò a scrivere come uno schiavo e lo finirò prima che possiate dire quidditch [cit.].
Quindi restate sintonizzati, magari le prossime novità che vi sentirete riportare potrebbero essere "buonasera, ragazzi e ragazze, esce il mio romanzo per la factory".

Come sempre vi amo tantissimo e vi invito a mettere un bel "like" alla pagina facebook della factory e, se già non l'aveste fatto, anche alla mia.

Buon "mercoledì da leoni". ;)
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lunedì 6 gennaio 2014

Oggi sarò breve... e incazzato!

Scusate ma sono di fretta, quindi scriverò di volata! ;)

Scrivere storie romantiche non vuol dire usare 500 parole che a leggerle sembrano fighe ma che poi, se analizzate, non vogliono dire niente.

Significa, per me, andare alla radice delle emozioni e descriverle in poche parole, pesanti come degli stramaledetti macigni (cosa che vale per tutti i generi, tra l'altro).

Ci ho provato a sperimentare stili più vicini alla narrativa mainstream di genere, ma banalmente mi intristisce.
Mi chiedo se il giorno in cui la gente leggerà un romanzo di quel genere scritto bene reagirà:
1) dicendo che fa schifo;
2) morendo, perché se già hanno le palpitazioni per ciò che si trova sugli scaffali oggi;
3) ditemelo voi... perché io non so bene verso che direzione voltare il mio sguardo imbarazzato.

Io sono felice per gli individui Fabio Volo, per l'autore di 50 sfumature di grigio, per la tizia di TuHaiLait, eccetera eccetera eccetera.
Insomma, essere invidiosi o incazzarsi con loro non ha molto senso, hanno avuto delle possibilità, le hanno sfruttate e ora campano non facendo una beneamata minchia dalla mattina alla sera...
Da persona che sta facendo della scrittura la sua attività principale, io ve lo dico:

fare lo scrittore NON è un lavoro, è un parco giochi!


C'è tuttavia da dire che, al contrario, sono un po'deluso dalla generica categoria dei lettori.
Quando hanno smesso di voler essere trattati bene? Ed essere rispettati? Etc?
C'è tanta gente che scrive DAVVERO bene al mondo, perché Twilight?

Il discorso del "guarda, piuttosto che la gente non legga niente, meglio 50 sfumature di grigio", lo posso accettare fino a un certo punto.
Io posso guardare con favore all'ultimo libro di Moccia SE E SOLO SE diventa un viatico per della letteratura un po'più seria.
Insomma, immaginate un teenager allo stato brado che emerge dal deserto letterario che domina la sua giovane esistenza e si dirige verso il leggendario luogo chiamato "biblioteca", in quel mentre vede su un albero-scaffale un libro studiato per attirare la sua giovane attenzione.
Non dico che lo debba bruciare in stile "Heil Hitler!", anzi, io dico ok, leggilo, prendi confidenza con questo arcano strumento fatto di alberi morti e seppie spremute. Chissà che smetti di avere paura di ciò che non conosci e, piano piano, impari che accanto a quello di Moccia c'è un altro scaffale con Martin (quello di Game of Thrones, per capirci), o di Asimov, o di millemila altri scrittori che sanno il fatto loro.
Insomma, anche noi da piccoli non abbiamo cominciato a mangiare bistecche alla fiorentina (ecco, adesso ho fame!), cominciammo tutti con gli omogeneizzati (ho ancora più fame) e poi, piano piano, siamo arrivati ai quarti di bue.
Tranne i vegani ma, dal momento che né la Convenzione di Ginevra né il Concilio Vaticano II li hanno esplicitamente riconosciuti come esseri umani, io non li considero nei miei ragionamenti.


Ma Moccia è universalmente considerato uno scrittore di romanzetti, quindi ha una sua funzione. La tizia di twilight, invece, è proposta come autrice di spessore, una che ne sa... e, per carità, i suoi romanzi si fanno leggere, non sono proprio brutti brutti, ma scrivere bene è un'altra cosa, i grandi autori hanno tutt'altro spessore.

Stesso discorso (di molto amplificato) vale anche per quella di 50 sfumature di sprangate sul lobo temporale.

Visto che ho perso il filo del discorso a causa di un pensiero che mi martella la mente dalle ultime 20 righe, ve lo propongo, così magari lo esorcizzo e riesco a proseguire con il post:
"A proposito, che fine ha fatto Moccia? Dopo "scusa ma ti chiavo amore", famoso romanzo in cui un vecchiardo pubblicitario pedofilo aveva una relazione sessuale con Eros di Pollon, ha più fatto qualcos'altro?"

Ok, ho proprio perso il filo, quindi vi parlerò, per concludere, di qualcos'altro che nemmeno so se ci azzecchi con quanto detto finora.

La cosa mi fa rabbrividire e mi fa anche un po'vergognare, MA, scrivendo questo post, mi è venuta un'idea per una storia brevissima che ho scritto al Volo (no dai, la maiuscola era solo un gioco di parole... siamo delle brutte persone! Anche se mai abbastanza! W la bruttura morale).
Ora lo impagino e ve lo metto gratuito da scaricare nella pagina ebook del blog.
Per chi fosse troppo pigro per tornare a inizio pagina, cliccate QUI.

Vabbé, un bacio a tutte le fans, una vigorosa stretta di mano con pacca sulla spalla a tutti i fans, un sacco d'amore per Adriana Lima che mi ama ma ancora non lo sa e un saltuo alla mia mamma che ho scoperto che ogni tanto legge il blog e ho più di qualcosa da farmi perdonare... ;)

Al solito, commentate, piacete la pagina facebook e magari cominciate a seguirmi su twitter, che sto meditando di cominciare a usarlo come canale preferenziale, facebook continua a massacrare il flusso di visite nascondendo i post che faccio sulla pagina.
Oltre a tutto ciò, vi ricordo che potete mandarmi in qualsiasi momento, usando i mezzi che più ritenete opportuni, le vostre opinioni su ciò che leggete di mio! ;)

Ecco, magari non con i piccioni viaggiatori... mi piacciono molto, ma il problema è che piacciono molto anche al mio cane, seppur in un modo diverso.

Buon lunedì mattina, gentaglia e andate a leggervi il nuovo raccontino, è proprio breve, 3 minuti di lettura per spezzare la monotonia di questo lunedì mattina!
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lunedì 2 dicembre 2013

Condivisione gioie, with portals.

Buongiorno a tutti.
Dopo un paio d'ore a rigirarmi nel letto per cercare di riaddormentarmi (al momento sono le 7, ho aperto gli occhi alle 5 dopo che ero andato a letto alle 2) ma senza alcun risultato, ho deciso di scrivere un piccolo post per il blog.

Di cosa vi parlo oggi? Delle mie nuove uscite editoriali.
Sì perché, tentando io la strada della scrittura, capita che qualche editore gradisca ciò che scrivo e decida di pubblicarlo (e meno male, oserei dire, altrimenti staremmo messi mica tanto bene!! :D )

Comunque, tornando al discorso: pubblicazioni.

La prima di cui vi voglio parlare è una raccolta di racconti dal titolo "Dark Cosplay".
Sì, avete letto bene: COSPLAY.
In giro per la rete ci sono un sacco di iniziative molto moderne, attuali, interessanti, cose che vengono incontro alle esigenze e ai desideri di grosse fette di pubblico che la grossa editoria generalmente schiva (sorvoliamo sulle motivazioni).
Queste iniziative mi vedono spesso partecipe. :)

La raccolta è nata da uno dei laboratori del forum di scrittura de La Tela Nera, che è il posto in cui mi sono formato come penna, un posto in cui torno sempre volentieri.
Il contest in questione è il "666 passi nel delirio".
Una trentina di autori si sono sfidati scrivendo racconti di massimo 666 parole (sono molto brevi, circa una pagina di word) che ruotassero attorno al tema del cosplay, ognuno libero di darvi l'interpretazione che più riteneva opportuna. Alla fine, i 5 racconti migliori sono stati selezionati per entrare a far parte di un'antologia, coronata da una partecipazione illustre.

Infatti, Luca Tarenzi (un pezzo grosso, signori, uno che ne sa, a prescindere dal fatto che pubblichi con un editore grosso -nella fattispecie è Salani che, per capirci, è l'editore che pubblica Harry Potter in Italia) ha scritto un racconto inedito proprio per aprire questa raccolta, cimentandosi a sua volta con la tematica scelta.
Insomma, che dire? Posso asserire con orgoglio di aver pubblicato assieme a un autore che mi piace molto, direi che è un ottimo passo verso la realizzazione dei miei obiettivi.
Condividiamo un po'di gioia insieme!

per un (ormai ex) bassista, sentire una canzone che
comincia così è sempre sinonimo di felicità esplosiva :)

L'alternativa è questa:
(solo per veri internauti, per veri intenditori)

hahaha, oh my god, oh my god, OH MY GOD!!!


Tornando seri per un attimo, io ho letto tutti i racconti (mi manca giusto quello di Tarenzi che mi sono tenuto per ultimo, sono uno di quelli che credono nel "dulcis in fundo") e sono tutti validi, un paio, a mio dire, più degli altri ma, insomma, il livello è tutto molto buono, sono presenti racconti in sitli e approcci diversi, quindi sono sicuro che troverete qualcosa che vi piacerà.
La notizia più bella di tutte è che questa raccolta è stata resa disponibile a costo 0.
Esatto, è scaricabile gratuitamente QUI, è un'occasione da non lasciarsi scappare.
Come vi dico sempre, se ciò che leggete vi piace, poi consigliatelo alla gente, parlatene, scrivetene, commentate, lasciate le vostre opinioni, perché è solo dicendo a noi scrittori cosa vi piace e cosa no che poi noi possiamo creare le storie che vorrete leggere!



La seconda pubblicazione di cui vi parlo è "Ritorno a Dunwich", uscita sia i formato digitale (acquistabile QUI alla modica cifra di 1,99 euro) che cartaceo (ordinabile QUI, prezzo di copertina 9.90 euro, attualmente disponibile a meno di 8.50), edita dalla omonima Dunwich Edizioni, casa editrice specializzata in horror, thriller e mistery, casa editrice che, a mio dire, è molto competente ed efficiente.

Questo paragrafo è a beneficio degli altri scrittori (diamoci una mano, dai):
Per gli altri autori non posso ovviamente parlare, ma io con la Dunwich Edizioni per ora mi sono trovato molto bene, soprattutto con il loro editor: veloce, puntuale, intelligente e competente, insomma, una bella sorpresa trovare tutto ciò in una casa editrice nata da così poco tempo e ancora piccola. (ho detto soprattutto con l'editor, ma mi sono trovato benissimo anche con gli altri: disponibili, cortesi, celeri; non è da tutti).
Per quanto ho potuto vedere sono molto attivi, lavorano tanto e lavorano sodo, hanno pubblicato scrittori emergenti che conosco o di cui ho letto cose e, sempre a mio parere, hanno fatto delle buone scelte.
Insomma, io sono un autore che prima di proporsi a un editore guarda come questo editore si muove, la Dunwich mi aveva convinto prima che decidessi di partecipare al loro concorso (da cui è uscita la raccolta di cui vi parlo oggi) e ora, dopo alcuni mesi, posso dire che confermo la mia opinione iniziale.
Se avrò modo di cooperare ancora con loro (cosa che mi auguro), sarà con tutta probabilità per un romanzo che sto scrivendo proprio di questi tempi, apposta per loro (nel senso che lo sto scrivendo per proporlo a loro, se poi non lo vorranno lo proporrò ad altri editori). Comunque saprò dirvi qualcosa di ancora più specifico, nel bene e/o nel male su come si lavora con loro. Le premesse però rimangono le migliori.
Insomma, editore consigliato.
Fine parte ad uso e consumo degli altri scrittori o aspiranti tali.

Dicevamo, ritorno a Dunwich:
Questa è una raccolta di racconti di racconti horror ispirata a/da uno dei più grandi maestri dell'orrore della storia della letteratura mondiale: H. P. Lovecraft.
Una decina gli autori selezionati su qualche centinaio di manoscritti giunti in redazione, alcuni degli altri scrittori selezionati li conosco (in fin dei conti il panorama degli scrittori emergenti è un po'come un condominio in un paesino di provincia: ci si conosce tutti, magari non troppo a fondo, e si è pronti a esprimere opinioni e giudizi su chiunque, tanto nel bene quanto nel male. Posto che vai, usanze che tr.... no, usanze che rimangono sempre le stesse! :) ), altri invece no ma sono fiducioso.

Se vi sto parlando di questa raccolta in un post che si intitola "condivisione gioie" è perché il racconto che avevo mandato si è qualificato tra i finalisti e quindi lo troverete sulle sue pagine.

SINOSSI:
"I tempi della follia", questo il titolo del mio pezzo, un brano che parla della pazzia e del suo significato.
Avete mai avuto modo di discutere con un individuo che la scienza psichiatrica definisce "pazzo"? Avete mai notato che alcuni passaggi dei suoi deliri sono ben più che coerenti?
E se dietro la generica definizione di "pazzia" si celasse qualcosa di più? Magari un diverso punto di vista, un'accresciuta percezione della realtà.
E se i pazzi non fossero loro? Se invece fossimo noi che non sappiamo vedere?
Allora, forse, l'etichetta di "pazzo" sarebbe solo un muro che edifichiamo per difendere il nostro piccolo mondo da ciò che non vogliamo vedere, da ciò che ci fa paura riconoscere come reale.
Ma arriva il giorno in cui la realtà prende un maglio e comincia a buttare giù quel muro, un colpo alla volta.
Ora tocca a voi, sta venendo a prendervi, e voi non siete pronti.
Vi pentirete di aver nascosto la testa sotto la sabbia per tutta la vita, di non aver voluto guardare.

Se vi è venuta voglia di leggerlo, tornate ai link che vi ho messo prima, dai quali potrete acquistare la raccolta. :)
Poi, una volta acquistata e letta, prestatela, fatela girare, fatela leggere. Per un autore come me è davvero più importante questo di tutto il resto. Io scrivo per chi mi legge (che sembra una cosa banale ma vi assicuro che non è così: una grossissima fetta di scrittori scrive per puro narcisismo). ;)

Per concludere, direi che il balletto della felicità sia d'uopo!

Hahahaha, evviva!

non è rimasto nient'altro da fare, a parte...

puking rainbows...


with portals


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Qui sotto ci sono anche i bottoncini per la condivisione degli articoli e dei post, usateli se vi va. :)

Baci baci e spero di avervi regalato qualche sorriso in questo grigio lunedì mattina che, si sa, è sempre il momento più difficile della settimana. ;)
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venerdì 8 novembre 2013

il mio... TESSSSSOROOOOOOO...

Ciao a tutti, ragazzi, ragazze, uomini, donne, bambini e bambine. Un ciao anche ai cani che mi piacciono sempre molto più delle persone, peccato non sappiano leggere, credo.
Una volta ho trovato il mio cane che sfogliava un libro, prendeva le pagine tra le zampe e poi le strappava con i denti, le masticava un po'e poi le sputava.
Già allora avrei dovuto capire in che condizioni versasse il mondo dell'editoria.
D'altronde, lo sappiamo tutti, gli animali certe cose le sentono.

L'argomento di oggi è: cosa devo fare per diventare uno/a scrittore/rice di successo, oggi?
"EVVIVA" direte voi, finalmente un argomento interessante e utile.
Spegnete i vostri entusiasmi, quello che vi dirò NON vi piacerà. Almeno non a quelli di voi cui piace sognare (tra cui ci sono anche io, e infatti questo discorso non piace nemmeno a me).

Trattando questo argomento è, come al solito, necessario fare alcune premesse di stampo editoriale, perché senza avere un'idea di come funga l'editoria, difficilmente vi potrete attrezzare per diventarne parte (a meno di strane congiunture/congetture astrali tipo il Sole nella costellazione del culo sfrenato in trigono con la Vergine e, a Dio piacendo, schivando il Cancro).

Nella seguente parte, ci sono delle generalizzazioni necessarie per non far diventare questo post lungo 800km, sappiate che le eccezioni al discorso esistono, anche se rare e, spesso, destinate a chiudere i battenti (purtroppo).
Prima grande verità: scordatevi la visione romantica dell'editore che vi legge, gli piace il vostro stile, vi offre un contratto e venderete milioni di copie.
E niente reticenze, sono sincero: SCORDATEVELO!
Seconda grande verità: gli editori sono dei venditori. Il loro mestiere è produrre e vendere libri, non importa se a degli inuit analfabeti o a un branco di dugonghi spiaggiati.
Se non si vende, l'ingranaggio si inceppa e tanti auguri ("bum, a chi tanti amanti ha", possibilmente ricchi e potenti, così, anche se i vostri libri non vendono, voi sopravvivete comunque in modo decoroso).
Ovvio che nel "produrre" ci stanno diversi passaggi (selezione, correzione bozze, editing, impaginazione, copertina, promozione, e bla bla bla), non me ne vogliano gli editori che non sono solo dei venditori.
Resta fisso il fatto che una casa editrice è un'azienda e quindi ha il fisiologico bisogno di conseguire un risultato economico.
Terza grande verità: per la maggior parte degli editori (ricordo che esistono le eccezioni), il risultato economico ha assunto un'importanza schiacciante rispetto a tutti gli altri. Su questo ultimo punto c'è poco da fare discorsi, l'economia si appropria di fette sempre più grandi dei filtri attraverso cui osserviamo e interpretiamo la realtà e, soprattutto, i risultati.
E lo dico da economista, so bene ciò di cui parlo, è una congiura silenziosa che miete vittime tutti i santi giorni ma nessuno pare notarlo o avere intenzione di fare qualcosa. Ma è un altro discorso che, magari, affronteremo in un altro post.

Assodato che la performance economica sta alla base del punto di vista di molti editori, torniamo al punto centrale della discussione: COSA CAVOLO DEVO FARE PER DIVENTARE UNO SCRITTORE AFFERMATO?
Il meccanismo è di semplice comprensione, di meno semplice attuazione. Ci arriveremo tra poco, giusto il tempo di chiarire un paio di passaggi molto rilevanti.

Un aspetto su cui riflettere è che, una volta, gli editori erano coloro che potevano veicolare un contenuto (romanzo, libro, saggio, eccetera) verso il pubblico. Quindi gli editori erano coloro che avevano in mano l'utenza finale e la loro necessità era quella di trovare tra i potenziali autori, quelli che gli avrebbero fornito i contenuti da inoltrare al loro pubblico.
Quindi l'equilibrio era composto da una parte dagli editori che avevano i mezzi economici e una buona stretta sull'utenza, dall'altra parte dagli autori che erano i produttori dei contenuti, dei messaggi. Quindi il rapporto tra autore ed editore era "io autore fornisco a te editore materiale da vendere, tu pensi a tutto e io alla fine mi prendo la mia (bassa) percentuale sul prezzo di copertina e più si vende più siamo felici (tu editore più di me scrittore, ma comunque tutti e due ce la passiamo mica male)".
Oggi questo equilibrio è cambiato, radicalmente.
Gli editori NON hanno più in mano il pubblico, il marketing e lo studio della filiera della produzione di beni e servizi ci hanno insegnato che il pubblico non serve averlo in mano, bisogna lasciarlo "libero di scegliere", perché all'utente piace credere di prendere le decisioni, quindi io editore cosa faccio per vendere? Cerco il monopolio o comunque una fetta consistente di controllo sulle scelte che l'utente può prendere, tipo "tu scegli quello che vuoi... ma rigorosamente tra le alternative che io ti metto davanti".
Questo, a lato pratico, in cosa si traduce? Nella ricerca del controllo sulla distribuzione.
Dal lato autori, la musica è parecchio cambiata con l'era di internet, ora a tutti (purtroppo in modo indiscriminato) è stata data l'opportunità di esprimere la propria opinione, di rigurgitare in quel grande calderone che è la Rete opinioni e punti di vista. La possibilità di andare a colpire le persone, ottenersi da soli il proprio seguito.
Quindi, oggi, l'equilibrio tra autore ed editore è cambiato in questo senso: io editore ho i mezzi economici per produrre e per distribuire i contenuti, metterli davanti alle persone, io autore invece ho i contenuti (meno preziosi di prima, in quanto tutti abbiamo i mezzi per produrre contenuti e quindi buonanotte, è come cercare pepite nel corso di un fiume, in mezzo a ciottoli senza valore) e, punto importante del discorso, ho un seguito che apprezza già il mio lavoro.

Ora, cerchiamo di mettere assieme tutto quanto detto finora.
L'editore è interessato al profitto, il profitto si ottiene incrementando gli introiti e diminuendo i costi (banale). L'editore può distribuire i libri e "legittimare" il lavoro di un autore (che se è edito, allora varrà qualcosa).
Quindi, cosa cerca l'editore in un autore? Che poi è la stessa cosa di dire "cosa ci vuole per diventare 'famosi'?"
Cerca, prima di tutto un modo per ridurre le spese e aumentare i profitti.
Quindi cerca autori che abbiano già un buon seguito, perché per l'editore questo significa risparmiare sulle spese di marketing e partire da una base di vendite certe. Un bel bottino.
Cerca autori che siano anche un po' personaggi, perché mettendoli davanti a una telecamera sappiano dire qualcosa, intrattenere e farsi apprezzare, perché bisogna pensare all'engagement, a creare non solo un pubblico numeroso, ma un pubblico che guarda l'autore e si sente parte di qualcosa.
Tutto ciò perché è bello?
NO.
Tutto ciò perché fa vendere più libri E perché, a parità di risultato, diminuisce le spese di marketing.

(Dal punto di vista dell'autore, invece, si fa così perché è bello o, almeno, io lo faccio perché mi piace che i miei lettori siano parte di ciò che faccio, in fin dei conti scrivo per loro, ma anche questo è un altro discorso. Ricordate all'inizio che vi ho detto di mettere da parte i sogni in tonalità pastello? Ecco, io non lo sto facendo ma, comunque, io non ho mai detto di fare quello che faccio io... e, come diceva De André, "la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio". La parte del cattivo esempio l'ha scritta palesemente per me... XD )

I più attenti avranno notato che, dove una volta l'autore si rivolgeva all'editore per avere un pubblico, ora succede esattamente il contrario, è l'editore che si rivolge all'autore per avere un pubblico. 
Questo semplice punto ricordatelo perché sarà spunto di riflessione in futuro, l'argomento non finisce certo qui.

Ora, quello che ho descritto è un processo ancora in atto, non è ancora concluso , anche se molti aspetti si cominciano a vedere con una certa frequenza.
Io vi ho dato un indicazione di massima di dove, secondo me, si sta andando.

La chiave sta nel rendersi appetibili, nel far sì che gli editori ci guardino e vedano in noi delle chance di fare dei soldi, di rendere florido il ciclo economico della loro attività.

Insomma, un editore deve guardarvi e, pensando all'evenienza che un altro editore possa contattarvi (mungervi/sfruttarvi/consimili) prima di lui, deve tirar fuori gli artigli e strillare...
IL MIO TESSSSSOROOOOO!!!


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sabato 2 novembre 2013

Meccanismi esplosivi

Oggi parliamo di generi letterari. Il discorso sarà breve o, almeno, non ho la iniziale intenzione di trattarlo in maniera dispersiva ma, si sa, questi scrittori a volte si fanno prendere la mano e si perdono in inutili bla bla bla, convinti che alla gente interessi sentire quello che hanno da dire. (ecco, per esempio, tre righe sprecate che nel frattempo sono diventate quattro, per dire qualcosa di davvero inutile, cinque, dai, ora comincio, prima di sforare nella sei.)

Dicevamo: generi letterari
Cosa sono i generi?
Senza rifarci a wikipedia e rimanendo su concetti spicci, i generi altro non sono che categorie di scritti con elementi comuni e ricorrenti, siano essi di forma, di contenuti, di ambientazione o di approccio.
Esempi di generi sono horror, fantascienza, giallo, thriller, fantasy, eccetera.

Ora, cominciamo la vera riflessione.
A cosa servono i generi?
La risposta dipende dal punto di vista.
Dal puro punto di vista dello scrittore, secondo me non servono a niente. Se uno vuole solo scrivere, se ne frega se sta producendo horror o paranormal romance, ha in mente gli elementi della propria storia, ha in mente gli aspetti su cui vuole puntare e bon, scrive. (si spera con un livello di cognizione di causa il più alto possibile)
Dal punto di vista del lettore, invece, sono utili. Qualunque scrittore si è trovato nella situazione in cui, dopo aver detto a qualcuno la fatidica frase "sto scrivendo un libro", tale qualcuno risponde circa "ah, che bello, ma che tipo di libro?".
Ora, lo scrittore può dare una risposta come: "Ma, sai, è la storia bla bla bla di una ragazza bla bla bla in un'ambientazione bla bla bla, poi c'è un personaggio bla bla bla che fa bla bla bla nel bla bla bla del bla bla bla. Scritto in uno stile bla bla bla, con richiami a Tizio, Caio e Sempronio (mi ha sempre fatto ridere Sempronio), con un'eco (sì, in italiano la parola eco è femminile, traumatico, vero?) del secondo Pinco Pallino e altri bla bla bla infiniti". N.B. una risposta di questo tipo, a meno che non sia esplicitamente richiesta in OGNI sua componente (inteso una richiesta esplicita per ogni parte) è soporifera, stimola la diuresi e oltre a tanta plin plin, provoca improvvisi attacchi di tanta plom plom, cosa che voi scrittori non volete.
OPPURE, tale autore può rispondere: "è un romanzo di genere fantasy con diversi elementi horror e da B-movie. La storia di Sempronio Svensson (ok, ho deciso che lo userò in un prossimo scritto, promesso), artificiere svedese cassintegrato con un talento per sbagliare le scelte 50-50, che combatte contro dei malvagi alieni samurai". (questa storia s'ha da scrivere)
In una frase del genere, l'interlocutore sentirà SOLO le seguenti parole:
FANTASY e penserà a scene dal signore degli anelli
HORROR e penserà che ci saranno scene che fanno paura
B-MOVIE (se sa cosa sono) penserà a... non vogliamo saperlo, certi angoli della mente di un amante del genere possono avere effetti disturbanti sulla psiche.
MALVAGI+ALIENI+SAMURAI e sbaverà dalla voglia di leggere il vostro romanzo XD
4 concetti in una frase, facile, immediato, sintetico e comprensibile.
Il potenziale lettore ha, in 10 parole, creduto di aver capito di cosa si tratti e può decidere se gli interessi o meno. Facile.
Dal punto di vista dell'editore, servono perché il compito dell'editore è anche quello di comunicare con i lettori per convincerli a comprare i libri che vende, altrimenti nun se magna.

Ma i generi da dove arrivano e dove vanno?
Sul "da dove arrivano" è facile. In un certo momento della storia della letteratura, un certo autore Sempronio (anche lui probabilmente cassintegrato come il nostro amico Svensson) ha scritto un determinato brano con determinate caratteristiche. Quel brano è piaciuto e quindi Sempronio ha scritto ancora, qualcosa di simile, oppure Sempronio ama scrivere cose di quel tipo e quindi ha continuato anche se il brano non se l'è filato nessuno. Fatto sta che, prima o poi, a qualcuno quel brano è piaciuto, magari ha deciso di riproporne tematiche o caratteristiche.  Come lui anche altri, fino a che c'è stato un bello zoccolo duro di autori e lettori appassionati di quelle caratteristiche.
Dopo tot processi del genere, un qualche studioso di letteratura ha detto "dai, partendo da quegli scritti, cerchiamo di desumere e canonizzare le caratteristiche peculiari di tutti questi tipi di orientamenti letterari" eeeeee... magia magia magia... puff... nascono i generi letterari.
Fino a qui va tutto bene, non c'è niente di male.
Però (c'è sempre un però, maledetti però), dobbiamo arrivare al punto "i generi dove vanno?". E sono dolori.
Oggi credo che scrittori e lettori siano un po'schiavi di questa distinzione di generi. Gli scrittori, quando si approcciano a un brano, spesso e volentieri ne decidono il genere a tavolino, prima di cominciare a scrivere. "Oggi scrivo un horror", oppure "oggi scrivo un giallo", vanno a vedersi quali sono le caratteristiche proprie di quel genere e poi ne ricalcano i tratti.
Questa cosa è agghiacciante, soprattutto perché nessuno ci vede nulla di male.
Quando è successo che i generi, che sono un'astrazione, nata A PARTIRE dagli scritti, sono diventati un VINCOLO agli scritti?
Io credo che il discorso sia un po'analogo al razzismo/sessismo/ecceterismo.
Certe categoria hanno dei tratti comuni, è innegabile, i nostri processi di apprendimento e interpretazione della realtà si basano proprio su questo principio.
Vediamo un maschio, ha le palle. Vediamo un altro maschio, anche quello ha le palle. Ne vediamo un terzo, ancora palle. Desumiamo: i maschi hanno le palle. Ok. Fino a qui è davvero tutto ok.
Però (sempre con i però), da qui a dire "TUTTI I MASCHI DEVONO SEMPRE E PER FORZA AVERE LE PALLE" la differenza è abissale. Senza entrare nel merito logico-filosofico della questione o mettersi a parlare dei problemi dell'induttivismo (il tacchino induttivista insegna), sono pronto a scommettere che di maschi che non hanno le palle ognuno di noi ne conosce fin troppi.
(sensi stretti e sensi lati che si mischiano come ingredienti nel bimby).

Quindi, in fin dei conti, trovo che conoscere i generi letterari serva a un autore nel senso che è utile sapere certi lettori a cosa sono potenzialmente interessati, ma in ottica squisitamente manageriale. Ma i generi letterari non devono diventare una prigione, altrimenti si scriveranno solo cose che sono già state fatte, con caratteristiche che, proprio perché note e studiate e codificate, sono per forza qualcosa di già visto. Dove sta l'innovazione? Dove sta il piacere di leggere qualcosa e non sapere già da pagina 1 che cosa ci aspetta?
Ragionate sul fatto che alcuni degli scrittori più affermati del giorno d'oggi hanno costruito la loro fama proprio sul discostarsi da certi canoni e certe logiche editoriali e di marketing.
Martin, che dopo la serie tv di Game of Thrones ha una notorietà infinita, ha preso il principio base del "piano, non facciamo morire i personaggi, che poi magari i lettori si indispettiscono" e ha detto un sonoro "ma vaffanculo" e nei suoi libri muoiono tutti manco stesse scrivendo di Schwarzenegger, ha preso il concetto di "aspetta, non esageriamo con i personaggi, altrimenti il lettore non ti segue" e ha detto anche qui la medesima cosa. Ha detto "io voglio scrivere 50 spy story in una, ma voglio che ci siano i draghi, degli zombie dei ghiacci, sesso a caso, violenza a caso, niente magia che altrimenti poi mi diventa dragon ball e voglio che i miei personaggi mangino bene (sai mai che sia il loro ultimo pasto, le probabilità sono tutt'altro che basse)".
Vedete un genere qui?
DOPO che lui ha scritto, DOPO che è diventato famoso, allora tutti a cercare di affibbiargli un'etichetta, perché così si vende meglio, perché così i lettori possono capire.

Da lettore, dico che gli scritti, secondo me, rientrano in DUE soli generi: quelli fatti bene e quelli fatti male. Rimando al precedente post del blog (lo trovate QUI) per un approfondimento su questo tema.

Per concludere, i meccanismi di cui sopra non sono sbagliati in sé, ma sono strumenti, e gli strumenti non dovrebbero mai diventare i fini, altrimenti fa tutto la fine dell'artificiere Sempronio Svensson quando si trova nel topico momento del "taglio il cavo giallo o il cavo blu?".
Meccanismi esplosivi.



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martedì 22 ottobre 2013

E poi dicono che "bisogna avere fiducia"

Buongiorno a tutti, oggi vi tedio con una piccola riflessione, noiosa se vogliamo, sull'editoria. Visto che buona parte del discorso fa un quadro dell'editoria in Italia e di alcuni meccanismi che il lettore medio non conosce, si può tranquillamente saltare e andare all'ultimo paragrafetto (breve) che è la conclusione nonché il punto del discorso. ;)

Premessa: in Italia ci sono una roba tipo ventordicimila editori, di cui una manciata grossi, tutti gli altri piccoli. Ignoriamo quelli grossi, che tanto in Italia possono fare quello che vogliono (anche se di recente...) e focalizziamoci sugli altri.
Dopo quasi 2 anni nel panorama dell'editoria indipendente, mi sono fatto l'idea che di buone penne ce ne siano diverse, ma di grandi penne davvero poche poche (ma proprio, seriamente, poche poche).
Ora, visto che di materiale davvero degno uno scrittore può produrne una certa quantità all'anno (esageriamo senza ritegno, diciamo un romanzo al mese), e mettiamo che le penne davvero degne (esageriamo ancora in modi imbarazzanti) siano cento. abbiamo 1200 romanzi/scritti/raccolte davvero validi/e.
Mettiamo che, poco poco, ogni casa editrice indipendente ne pubblichi uno di questi, abbiamo 1200 case editrici indipendenti che pubblicano roba davvero bella.
Ma le altre ventordicimila meno queste 1200? Rendiamoci conto che pubblicano roba tutto sommato mediocre o carina ma non eccelsa. Tutto ciò quando va bene, diverse pubblicano cose che sono un insulto a scrittori, lettori e altri editori (e su questa frase torniamo a inserire anche i grandi editori).
E tutto ciò, per me, è un triste dato di fatto su cui c'è poco da discutere.

Ma cosa implica tutto ciò?
Mettiamoci per un attimo dalla parte del lettore.
Io lettore voglio comprare un libro, cosa faccio?
Accendo il cervello (spero) e comincio a ragionare:
Voglio un bel libro, cerco un bel libro, vado in libreria e chiedo al libraio di consigliarmi qualcosa direttamente a voce oppure indirettamente cercando tra gli scaffali, tra libri che lui ha "selezionato" per voi in precedenza (e qui abbiamo già fatto saltare per aria la stragrande maggioranza degli editori indipendenti che in libreria sugli scaffali non ci arriva MAI perché la distribuzione è in mano alle grosse case editrici).
Percorso alternativo:
Accendo di più il cervello e accendo il computer. Cerco delle case editrici specializzate nel genere che vorrei leggere, spulcio le copertine, leggo qualche recensione di qualche sito/blog (vatti a fidare), cerco qualche informazione sull'autore, qualcosa di suo da scaricare gratuitamente per farmi un'idea di cosa/chi andrò a leggere e poi scelgo.
La verità è che il percorso alternativo non lo sceglie quasi nessuno, ma anche se lo scegliessimo tutti, si presenta un altro problema:
Vi ricordate le ventordicimila case editrici indipendenti che pubblicano solo cose mediocri?
Ecco, il punto è il seguente:
Chi ha il tempo di spulciare tutto ciò che pubblicano tutte queste case editrici alla ricerca di ciò che davvero vale la pena leggere (perché scritto bene, intendo, il discorso esula dai gusti personali) ?
L'alta qualità è nascosta e sepolta sotto montagne di -non si può dire-, e scavare in mezzo alla -non si può dire- non piace a nessuno.
Un ultimo spunto: l'autopubblicazione.
Se le case editrici in genere pubblicano solo -non si può dire- (badate bene, le eccezioni ci sono e sono anche delle belle realtà), la situazione peggiora nel settore autopubblicazioni.
Ho avuto modo, di recente, di scaricare diversi (una sessantina, quindi non proprio pochi) ebook di persone che ne tessevano le lodi, supportate dalle considerazioni di diverse persone.
Ripeto che non ne sto facendo una questione di gusto personale, ma solo una questione tecnica.
Insomma, non ne ho trovato NEMMENO UNO che rispondesse a dei requisiti minimi di scorrevolezza, correttezza grammaticale, sintattica, lessicale, di intreccio, di empatia, coerenza, verosimiglianza, eccetera... dicendola in termini di twitter: #neancheciabbiamoprovato.
Io ora penso, (scusate se ci saranno volgarità):
"Ma vaffanculo! Mettere le dita su una tastiera non fa di te uno scrittore e se scrivi così vuol dire che non leggi, altrimenti la differenza tra quello che produci tu e uno scritto umano la noteresti. Se pretendi di scrivere senza aver prima letto..." il pensiero finitelo pure voi con la frase che più vi aggrada, ma siate crudeli!
L'esercito degli autopubblicati/andi è composto, per la stragrande maggioranza, dalla gente che, dopo aver mandato il proprio manoscritto a tot case editrici, si è vista rispondere "ascolti il suo manoscritto fa schifo, impari a scrivere e poi ne riparliamo", ma invece che capire che se in tot professionisti del settore ti dicono tutti la stessa cosa e gli unici che ti dicono che sei bravo è perché vogliono scucirti montagne di soldi (vedi "editoria a pagamento") allora magari è vero che non sei proprio bravo a scrivere. Ma loro no, si impuntano e dicono "il mio libro è il più bello di sempre, se gli editori non mi capiscono, allora gli editori non avranno un centesimo dei miei soldi, mi autopubblico".
Ora, concordo sul fatto che non tutti gli editori siano competenti, ma concordo di più col fatto che gli aspiranti scrittori con delle vere capacità sono proprio quelli che si rifiutano di proporre un lavoro fatto con il duodeno e che se un editor dice loro "guarda che qui, qui e qui hai fatto un sacco di cazzate", rileggono e ragionano, modificano, correggono, perché prima di tutto RISPETTANO I LETTORI A CUI VOGLIONO PROPORRE UN BRANO.
Sì, perché io, parlando da lettore e non da scrittore, mi sento insultato quando un autore o un editore mi propone di spendere dei soldi per un brano non curato (si parla sempre dell'aspetto tecnico, la trama e l'approccio poi possono piacere o meno, ma è questione di gusto e su quello c'è poco da fare, ognuno ha il proprio). Mi sento proprio come se, dopo aver speso i miei soldi per fare un acquisto, il venditore mi dicesse "tiè, idiota, ti sei fatto fregare come un pollo. Sfigato!" e queste cose non solo mi fanno incazzare, ma riducono anche drasticamente la mia propensione all'acquisto di altre opere secondo le stesse modalità, e chi ci va di mezzo sono quelli che invece i miei soldi li meriterebbero tutti.



La cosa peggiore in quest'ottica è proprio che, qualora un autore valido volesse autopubblicarsi (ne conosco diversi che lo hanno fatto per motivi sensati), troverebbe il proprio valido lavoro che naviga in mezzo a un mare di quella sostanza organica che non si può dire... e come fare a farsi notare in mezzo a tutto ciò prima di venire letto?
La soluzione proposta dal sistema sono le "recensioni/valutazioni".
Io sono un accanito sostenitore delle recensioni degli utenti, ma anche qui c'è qualcosa da dire.
Se io dovessi autopubblicare qualcosa, è chiaro che i primi a comprarla sarebbero amici e parenti, tutta gente a cui si può chiedere "dai, scrivimi una buona recensione e dammi un voto alto, così il mio romanzo sale in graduatoria e mi comprano anche gli altri".
Quindi anche il sistema delle recensioni non è poi così affidabile.
Personalmente, ritengo un prodotto più valido se ha una media di 3/5 e 500 votanti di uno che ha 5/5 e 10 votanti. Prima di tutto perché solo una ristretta percentuale delle persone lascia voti e commenti, poi perché per esperienza so che se fai leggere a tot persone qualcosa, non piacerà a tutte, MAI!

Tutto questo per dire che l'editoria, sia homemade che tradizionale, sia grande che piccola, dovrebbe prestare più attenzione ai lettori, portare più rispetto.
Smettere di pensare che siccome mi chiamo Feltrinelli allora la gente comprerà quello che dico io anche se è un prodotto mediocre (più che altro perché poi la gente lo fa e si rovinano generazioni di lettori che credono che... lasciamo perdere...).
Smettere di pensare che si è capaci di fare qualcosa se non se ne hanno neppure le basi. La possibilità di pubblicare ormai è stata data a tutti, purtroppo non a tutti è stato dato anche un senso critico.
Poi, per quanto riguarda i lettori: commentate, votate, lasciate SEMPRE le vostre impressioni. Sono molto serio quando vi dico che è importante. Positive o negative che siano.
Fatelo per voi, perché così vi aiutate a scegliere qualcosa che non vi sarà stato imposto da qualcuno dall'alto, ma vi sarà stato consigliato da chi è come voi.
Recensire è il miglior regalo che possiamo fare a noi stessi, perché dovremmo ormai essere stanchi di sbagliare e pensare...
"e poi ci dicono che bisogna a vere fiducia".
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